Le avventure del castoro Lixio

Riprendiamo la storia dell’annunciata mascotte lissonese, il castoro Lixio, che fatica però a farsi vedere e a farsi capire. L’Assessore che sta curando la sua “nascita”, sembra avere la situazione sotto controllo e tranquillizza tutti. Ma noi vorremmo proprio vederlo e vorremmo anche capire che influenza potrà esercitare la Mascotte nei settori commercio-artigianato-piccola industria lissonesi. Magari molto prima della fine della legislatura.

Durante il “Question Time” e in risposta ad una interrogazione dedicata, l’assessore Alibrandi ha anticipato che sarà realizzato un prototipo “0” di Lixio in 3D con una stampante laser. “Magnifico” dirà qualcuno, “conveniente” dirà qualcun altro (circa 350 euro) e solo poi, secondo i desiderata di Borella, dovrà assumere una valenza di richiamo commerciale e di mascotte cittadina “vera”.

Quindi Alibrandi come mastro Geppetto e Lixio come Pinocchio…

Solo dopo la “nascita” del nostro Lixio, potremo forse conoscere il marketing collegato e gli spunti di traino commerciali, con le azioni a supporto del commercio e dell’artigianato, anche della filiera del mobile-design. Intanto, siamo spiacenti per il Geppetto locale Alibrandi ma i negozi chiudono, le saracinesche si abbassano e nella fase “gestazionale” di LIXIO in cui siamo non si muove nulla.

Oltre che a Pinocchio, potremmo anche paragonare la nostra Mascotte al monumento ai caduti per Covid, del quale siamo sempre in attesa ma non c’è più nessuna traccia…

Comunque, staremo a vedere se la fiaba si tramuterà in realtà e se al castoro Lixio, qualora dicesse bugie, si allungherà il naso. Intanto, aspettiamo la Fata dai capelli turchini…

Risposte tragicomiche

Come di consueto, ecco un breve riassunto e commento al Question Time di venerdì 21 novembre. Le risposte fornite dagli assessori sono state omissive e a tratti tragicomiche e invitiamo i cittadini a rivedere e a riascoltare quanto è stato detto: ci si diverte e ci si stupisce.

La presenza straordinaria dell’assessora Carolina Minotti ci ha consentito di ricevere risposte sulla cultura, anche se insipide, anticipatorie e scontate. Tra l’altro, ha affermato anche che i Consiglieri comunali – curiosoni! – saranno informati dopo che lei avrà scelto e deciso cosa fare.

L’assessore Ignazio Lo Faro, come al solito, si è limitato a leggere un foglio ma non ha risposto sulle mancanze della presidente di Commissione Felicia Scaffidi (che per un anno, nonostante le richieste e i solleciti, non ha riunito la Commissione VI, neppure per discutere di temi strategici e progettuali) e neppure sul ruolo delle Commissioni.

L’assessore Gianfilippo Alibrandi – il migliore – ha regalato “perle” a iosa… Persino alcuni membri della Giunta sorridevano, esterrefatti e increduli. Il Marketing è stato dipinto come un’essenza interplanetaria fatta di scelte ed azioni intangibili che prima del 2027 si riveleranno… tipo il terzo mistero di Fatima. E non è mancato il solito Castoro LIXIO, di professione MASCOTTE lissonese, che fatica a materializzarsi e a concretizzarsi, quasi avesse paura dell’Assessore e della sua inconsistenza…

E infine l’assessore Oscar Bonafè, l’architetto assessore, un po’ più nervoso del solito, ha liquidato con una serie di tranquillizzanti risposte l’interrogazione sui lavori in piazza Mercato. Faremo, diremo, ce la faremo, useremo 3.300.000 euro di avanzo “post-buco”…Rimarchiamo però il fatto che mancasse un allegato alla risposta (e nessuno se ne era accorto) e che, tramite il Vicesindaco, abbiamo scoperto che il Dirigente neppure conosceva lo studio di architettura autore del progetto, incaricato con affido diretto rispetto ad una procedura sottosoglia (140.000 euro), dopo un invito individuale e una aggiudicazione a 139.950 euro…

Quindi: non lo conosceva il Dirigente, non lo conosceva l’Assessore ma su migliaia di nominativi di Milano è stato invitato proprio quello Studio; pensate un po’ che caso fortuito… E, nella risposta, Bonafè ha anche avuto modo di richiamare la solita storia della sinistra che pensa sempre male. Per fortuna ci ha risparmiato i salti da stadio (alla Tajani, per intenderci).

Insomma, il tempo delle risposte è stato tragicomico. Per Lissone, in effetti, più tragico che comico.

Interrogazione sulla riqualificazione del piazzale degli Umiliati
Risposta

Interrogazione sul gioco d’azzardo
Risposta

Interrogazione sulla situazione dei Medici di Medicina generale
Risposta

Interrogazione sulla mancata convocazione della VI Commissione
Risposta

Registrazione completa “Question Time” del 21 novembre 2025

Questa sera, Question Time

Questa sera alle 20:30 ci sarà il “Question Time”, una sessione riservata alle domande all’Amministrazione comunale.

Noi del Listone abbiamo protocollato 4 interrogazioni: abbiamo chiesto conto dei lavori di riqualificazione della piazza Mercato e della mancata convocazione della Commissione Politiche sociali, abbiamo richiesto i dati relativi al gioco d’azzardo nella nostra città e anche quelli della situazione attuale e futura dei Medici di medicina generale, sempre a Lissone.

Qui sotto potete trovare i test delle nostre interrogazioni e stasera potremo ascoltare le risposte che ci daranno gli assessori incaricati.

Anche le altre forze di minoranza hanno presentato numerose interrogazioni, tutte molto interessanti e che rispecchiano un sincero interesse per i cittadini e per la nostra città.

Vi invitiamo quindi a seguire il “Question Time”, in presenza o da remoto, così da poter ascoltare e farsi un’idea, concreta, di alcuni dei problemi e delle situazioni che interessano direttamente la nostra città.

Convocazione e ordine del giorno del “Question Time” del 21 novembre 2025

Interrogazione sulla riqualificazione del piazzale degli Umiliati

Interrogazione sul gioco d’azzardo

Interrogazione sulla situazione dei Medici di Medicina generale

Interrogazione sulla mancata convocazione della VI Commissione

La memoria a senso unico

C’è una costante, a Lissone, che ormai non stupisce più nessuno: la maggioranza di destra–destra, quando proprio non sa come occuparsi dei problemi veri, ne inventa uno finto. E possibilmente divisivo.

È accaduto di nuovo: la mozione per intitolare una via, una piazza o uno spazio pubblico a Sergio Ramelli. Un ragazzo di 17 anni, vittima di un agguato feroce e ingiustificabile — come lo furono tutte le vittime degli anni bui del terrorismo diffuso. Ma un ragazzo che, storicamente, non rappresenta né un simbolo della comunità milanese né tantomeno della nostra città. Un giovane simpatizzante di Ordine Nuovo, organizzazione dichiaratamente, neofascista, da cui negli anni successivi fuoriuscirono elementi poi coinvolti nell’eversione armata di destra. (A scanso di equivoci: sì, possiamo rammaricarci della sua morte e lo facciamo. Ma la pietà non si trasforma automaticamente in un’intitolazione).

La mozione è stata letta in Consiglio comunale dalla consigliera Felicia Lella Scaffidi, che si è limitata a fungere da lettore audio del partito: nessuna motivazione personale, nessuna visione, nessun commento. Una sorta di Alexa di FdI, in versione “Alta Voce della Direzione Regionale”. Il silenzio dai banchi della maggioranza è stato rotto solo dall’improvvisa folata di ambizione del presidente del Consiglio, Roberto Perego che, nell’ansia di mostrarsi uomo del dialogo – forse in vista di suoi taciuti futuri sbocchi istituzionali – ha provato a sollecitare loro una animata discussione.

Qualche voce dalla maggioranza si è pur levata, ma solo per produrre interventi privi di risposta politica e soprattutto senza commentare la proposta alternativa della minoranza di dedicare lo spazio a tutte le vittime degli anni di piombo, non a una sola. La minoranza, compatta, ha infatti invitato la maggioranza a non compiere l’ennesima provocazione identitaria. Ha proposto l’alternativa inoppugnabile di dedicare non una via a un nome, ma uno spazio a tutte le centinaia di vittime degli anni di piombo. A tutte, senza distinzioni, senza colori.

Perché Ramelli non è un simbolo della collettività.
Perché non ha avuto un ruolo nella nostra storia civile, sociale o culturale.
Perché la sua breve vita – tragica, sfortunata, spezzata – non ha lasciato un’eredità civica.
Perché non si può trasformare un simpatizzante di un movimento neofascista in un simbolo condiviso, se non con un atto deliberato di provocazione politica.

E allora la domanda è inevitabile: che bisogno ha una maggioranza che possiede già il potere – numerico, amministrativo, comunicativo – di continuare a provocare, dividere, lacerare? C’è una risposta psicologica? Forse è il paradosso del potere insicuro: lo si possiede, ma non lo si sente. Allora si urla, si spacca, si impone.

Chi meriterebbe davvero una via, una piazza, un luogo pubblico?
Basterebbe aprire un libro di storia della Resistenza, per capirlo. Basterebbe ad esempio leggere la vita di Virginia Tonelli, partigiana, torturata barbaramente e assassinata a 34 anni, senza rivelare nulla ai nazifascisti. Persone che hanno dato la vita per liberare questo Paese.

In conclusione,
hanno perso un’altra occasione di fare un gesto di unità. Hanno perso un’altra occasione di dimostrare maturità. Hanno perso un’altra occasione, soprattutto, di parlare alla città e non solo alla loro tifoseria ideologica. Così Lissone dovrà sopportare l’ennesima forzatura, l’ennesimo segnale divisivo, l’ennesima dimostrazione che questa destra non governa: marca il territorio come i cani nei giardinetti.

E intanto i cittadini, tra nausea e disaffezione, continuano a chiedersi: quale sarà la prossima provocazione da votare in blocco, senza fiatare? Noi comunque la voce continueremo ad alzarla finché servirà. E purtroppo – con questa maggioranza – servirà ancora a lungo.

L’attesa dell’ultimo viaggio

Lo avevamo scritto qui e abbiamo richiesto un accesso atti (il 6/11/2025). Avevamo anticipato, infatti, che al Cimitero di Lissone “i posti a terra” erano esauriti. Notizia vera, puntuale, circostanziata. E sappiamo anche il nome dell’ultimo cittadino che è riuscito a trovare il “suo” posto. Durante il  Consiglio comunale di giovedì scorso, invece, prima la Sindaca, poi il consigliere Matteo Lando ed altri di maggioranza, hanno sostenuto che la notizia fosse falsa, mendace, da irresponsabili.

Soprattutto Lando, dall’alto delle sue fonti di informazione, ha affermato con spavalda sicurezza che è tutto a posto: ci sono ancora 60 posti disponibili. Ora, il nostro caro Lando potrà far carriera nel suo partito, ma non qui a Lissone, dove c’è chi controlla, verifica e giudica.

Il nostro articolo sul Cimitero, infatti, (7 novembre) era proprio quello che ci voleva. Sì, perché i 30 posti (e non 60!) che sono improvvisamente comparsi (a parole) sono frutto di un intervento “straordinario” e anche “scomposto”.

In pratica, il 7 novembre sono stati creati alcuni “posti a terra” affiancandoli ai campi degli spazi “nuovi”. Una sorta di appendice del campo che si estende nelle zone di passaggio, potremmo dire. E gli altri? Sono stati identificati fra gli spazi vuoti presenti tra una tomba e l’altra. Per l’ultimo viaggio a Lissone siamo in overbooking… ma l’importante è far finta di niente.

Ricordiamo – soprattutto a chi parla ma di cimitero non ne sa niente – che le sepolture nei campi numerati hanno una durata di 30 anni, e se qualche “nuovo” defunto viene posato dove c’è uno spazio vuoto, poi si deve aspettare 30 anni per l’esumazione. E se nel frattempo vengono effettuati i lavori di esumazione (il che avviene con movimento terra e scavi) nella zona adiacente per scadenza dei termini, la stabilità e la sicurezza delle tombe “nuove” non sono certo garantite.

Diamo infine conto di una Determina dirigenziale (n. 1064 del 29/10/2025) che, pochi giorni prima del nostro articolo, stanzia ben 87.811,22 euro per creare nuovi posti e tutto ciò non fa che confermare la veridicità della notizia. Allora forse qualcuno non ha detto il vero, ma non siamo stati noi… Risulta anche che sulla questione ci sia stata una riunione tra la Sindaca, il Presidente Roberto Perego e il Dirigente… ma tutto è segreto, nulla trapela.

Certo, esternalizzare la gestione completa del Cimitero è stata proprio una bella pensata: niente problemi e niente responsabilità. E qui ci fermiamo, perché sarebbe come sparare sulla Croce Rossa, e su questo tema, delicatissimo,  non ne abbiamo per ora alcuna intenzione.

 

Da là dal punt: arriva una lettera

Ci è arrivata ieri una lettera. Non una qualunque, ma una lettera vera, scritta da cittadini veri che abitano nelle vie Matteotti, Luini e Carducci. Gente che non fa proclami, ma vive ogni giorno tra vetri rotti, gomme tagliate, urla notturne, auto danneggiate e piccole (ma non innocue) prepotenze di quartiere. Ci ringraziano per aver portato in Consiglio comunale la loro voce e ci raccontano la loro delusione per come quella voce sia stata trattata: con indifferenza, con fastidio, con sufficienza.

In effetti, mercoledì sera, nel Consiglio comunale di Lissone, si è consumato uno di quei momenti che spiegano bene perché la gente non vada più a votare. Perché quando un’Amministrazione ignora le richieste di sicurezza dei cittadini e boccia una mozione che chiede solo telecamere, controllo del territorio e decoro, il messaggio che passa è chiaro: “Non disturbate il manovratore”.

La Sindaca Borella — con delega alla sicurezza, ricordiamolo — ha scelto il silenzio. Al suo posto, l’assessore Massimo Rossati ha parlato di traffico, segnaletica e alberelli da piantare. Una risposta talmente fuori tema che, se fosse un compito in classe, il professore avrebbe scritto in rosso: “Leggere meglio la traccia”.

Nel frattempo, nel quartiere “Da là dal Punt”, continuano a comparire bottiglie rotte, bivacchi, resti di droga e auto rigate. Ma, a quanto pare, non rientrano tra le priorità amministrative: la sicurezza, a Lissone, è un concetto elastico, variabile e selettivo.

Dalla maggioranza, due interventi svogliati, entrambi di Marco Fossati — giusto per dichiarare il voto contrario – e poi via, tutto come prima. Zero empatia, zero proposta, zero senso civico. L’importante è non rompere il ritmo del coro: “Va tutto bene, signora la Sindaca”.

Così, due mozioniuna presentata dal Listone e l’altra dalle altre forze di minoranza — vengono bocciate in blocco e con esse anche un’occasione per dimostrare che, almeno su certi temi, la città poteva ritrovare un briciolo di unità.

Il risultato? Un quartiere dimenticato e un’Amministrazione che, pur di non dare ragione a chi sta dall’altra parte, preferisce smentire e deludere i propri cittadini. E intanto cresce la distanza tra il palazzo e la piazza, tra chi decide e chi subisce, tra chi parla e chi vive davvero la città.

Ma la lettera di oggi ci dice una cosa importante: che c’è ancora chi crede nella partecipazione, nella voce collettiva, nella politica come servizio. E se quella voce non viene ascoltata dal potere, noi continueremo a farla risuonare, da là dal Punt fino in aula consiliare.

Lettera dei firmatari della petizione

La maglia nera

Lo riportano vari articoli sui quotidiani locali: Lissone si conferma “maglia nera” per il consumo di suolo nella provincia di Monza e Brianza, che – a sua volta –è “maglia nera” tra le provincie italiane. I dati sono quelli del nuovo rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” a cura dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale): siamo il comune con la maggior percentuale di territorio coperto da cemento e asfalto (71,48 %) nella provincia più cementificata ‘Italia (40,2 %).

Leggendo le dichiarazioni di alcuni politici locali, però, sembra che manchi la “memoria storica” nella ricostruzione dei fatti e si confondano tempi, numeri e responsabilità.  Ad esempio, l’architetto Massimo Rossati, membro di Giunta con incarico Urbanistica ed Edilizia, sostiene che la nostra situazione sia dovuta a “scelte del passato”. Certo, ma specifichiamo anche che si tratta di un passato molto remoto: antecedente il 2012

Con l’arrivo della Sindaca Monguzzi nel 2012, infatti, c’è stata una netta inversione di tendenza: ricordiamo ad esempio la messa in sicurezza di zone verdi con la partecipazione del comune di Lissone al Consorzio del Parco GruBria e, soprattutto, l’annullamento di 29 Ambiti di Trasformazione (cioè terreni su cui si sarebbe dovuto costruire). I consiglieri Carraretto, Camarda, Fossati Marco e Lo Faro – con altri consiglieri comunali dell’allora Amministrazione Ambrogio Fossati – poco prima delle elezioni avevano infatti acconsentito alla trasformazione in edificabili di numerosi ambiti che edificabili non erano, consentendo così di costruire, praticamente ovunque…

Ma da maggio 2012 e fino a maggio 2022 le cose sono andata ben diversamente: la consapevolezza della necessità di porre un freno al consumo di suolo ha trovato le forze di maggioranza molto determinate nel perseguire l’obiettivo. Questo va detto e riconosciuto, altrimenti si è in malafede o non si conosce la storia.

Ci dispiace che Rossati – un tecnico targato Lega – non ricordi questo passaggio. E allora si continua con i “noi faremo” e “noi diremo”. E noi, invece, presidieremo, visto che, a meno di 18 mesi dalle elezioni, nulla si sa (anche questa volta…) del nuovo Piano di Governo del Territorio né del Piano Generale del Traffico Urbano. Per ora solo articoli e propaganda, una specialità della Giunta Borella.

Lissone «maglia nera» in Brianza: resta il comune più cementificato (PrimaMonza.it – 7 nov 2025)

La Giunta disgiunta

Ci concentriamo oggi sulla Giunta Borella, la squadra di governo locale che, ora più che mai, si presenta slegata, divisa, individualista. A parte le passeggiate propagandistiche e gli immancabili selfie, è evidente come sia una “Giunta disgiunta”, ove ognuno persegue il proprio obiettivo.

Si cominciò con lo scivolone iniziale di Ruggero Sala, allontanato e dimesso dalla Sindaca e, a seguire, i ben 3 vicesindaci – prima Sala, poi Camarda e infine Bonafè – nominati sì dalla Sindaca, ma scelti dalle forze di maggioranza fuori Lissone.

Ci sono poi le dimissioni che l’assessora Minotti cerca di dare da mesi e che la vedono già in uscita; il “rimpasto” programmato pare sia saltato per “colpa” di un articolo del direttore del Cittadino, Marco Pirola, che ha bruciato la notizia il 7 novembre.

Ma questa Giunta è anche disgiunta perché 3 degli assessori – Rossati, Alibrandi e Bonafè – non erano nemmeno candidati nelle ultime amministrative: nominati “dall’alto” dai partiti, usciti dal cappello come per magia… Alcuni non conoscono il territorio, altri nemmeno la materia (sic!).

Spiace vedere come stia naufragando l’azione di governo, trascinata da una Giunta individualista, tanto da dover piazzare la riqualificazione di piazza degli Umiliati (piazza mercato) come opera principale, con tempi ristretti e idee confuse. (Anticipiamo che su questo argomento faremo un approfondimento specifico perché, secondo noi, il rischio fallimento è altissimo).

Intanto tra litigi, rapporti tesi, idee “disgiunte” e mancato controllo, la situazione si fa sempre più critica e segnaliamo che anche il presidente del Consiglio comunale Roberto Perego (l’ormai ex Tutor) non riesca più a tenere nessuno, nemmeno il consigliere Daniele Fossati, suo compagno di lista, con il quale ormai pare si sia definitivamente disgiunto…

Posti esauriti

Carissimi lettori, quest’oggi vogliamo riportarvi una voce insistente che gira a Lissone in questi giorni. Pare che i “posti” al cimitero sino esauriti. Ci riferiamo ai “posti a terra”, quelli che finora potevano essere acquistati per una durata fissata dal Comune.

Sperando che la notizia non fosse vera, prima di scriverne ci siamo informati da operatori del settore, ma purtroppo pare che sia proprio così. La cattiva gestione – potremmo dire disastrosa, ma ci limitiamo per rispetto al delicato argomento – di alcuni ambiti amministrativi è arrivata a toccare anche il Cimitero locale.

Sembrerebbe che, al momento, sia disponibile solo il campo comune e qualche colombaro, nelle ultime file. Insomma, Borella & C. avevano detto di essere in difficoltà, tanto da organizzare un bando per delegare in toto la gestione del Cimitero a terzi, ma non pensavamo che fossimo così “alla frutta”!

L’assessore Gianfilippo Alibrandi, d’altra parte, ha già ampiamente dimostrato la propria inefficienza nelle Attività produttive e Commercio e nel Marketing territoriale ma, almeno sul Cimitero, non ci aspettavamo una tale sorpresa.

Speriamo che qualcuno dell’amministrazione ci smentisca, magari lo stesso Assessore, e che le voci che circolano siano solo inutili allarmi. Se invece così fosse, ci troveremmo di fronte al solito imbarazzante ritornello: colpa di “quelli di prima”, noi risolveremo la situazione, noi siamo il meglio.
Ma su una materia così sensibile e delicata, sarebbe veramente inaccettabile.

C’era una volta un presidente civico

Cittadini, udite udite! È ufficialmente aperta la campagna tesseramenti per le future elezioni amministrative 2027. Ce lo anticipa il direttore del Cittadino raccontando come il presidente del Consiglio comunale, Roberto Perego, sia in procinto di “cambiare casacca”. Anche noi avevamo “fiutato” questa possibilità, ma sinceramente Perego ci sembrava molto più vicino alla Lega, il suo antico amore. Invece no.

Con Daniele Fossati, suo socio di Consiglio, più volte sono volate parole grosse. Troppo diversi, troppo distanti: uno ambizioso, “trasformato” con il potere ricevuto, disponibile a fare il candidato Sindaco e tutor in pectore; l’altro, concentrato, informato, a tratti equilibrato e libero da condizionamenti. Una questione su tutte che ne ha rimarcato la distanza è stata la fusione A2A e la relativa causa in corso. Ma ce ne sono state anche altre… 

Roberto Perego, presentatosi ed eletto come “civico”, dovrebbe presto cambiare “anima” ed entrare in un partito – Forza Italia – alla corte del segretario provinciale Gianni Faletra. E allora, quando la coalizione di centrodestra dovrà decidere il prossimo candidato sindaco di Lissone, lui sarà in pole position.

D’altra parte, Forza Italia a Lissone è il primo partito, la Lega prenderà probabilmente una bella batosta (anche perché i 4 consiglieri attuali sono decisamente inefficaci), Fratelli d’Italia è sempre impegnata a fare selfie…

Insomma, Forza Italia sembra essere il cavallo giusto per Perego. E allora, in sella e al galoppo! Sperando (lui) che il cavallo, alla fine, non si riveli un ronzino…