Più confusi che persuasi
Doveva essere la serata della chiarezza. È stata, ancora una volta, la rappresentazione plastica di un metodo che esclude, rinvia e confonde. In Biblioteca civica, all’incontro organizzato martedì 14 luglio dal Giornale di Monza, l’esordio è stato già rivelatore: lamentarsi della scarsa partecipazione dei lissonesi – con una sala comunque ben oltre la metà della capienza e in una serata torrida e poco attrattiva – è parso più uno scivolone che un invito al dialogo.
In platea, tra il pubblico, diversi rappresentanti delle forze politiche di maggioranza e di opposizione. Al tavolo, la Sindaca, Assessori, Tecnici e Imprese hanno snocciolato numeri e promesse, riferendo di circa 10 mesi di lavori (sulla fiducia) e 3,2 milioni di euro (sicuri). I rendering mostrano una piazza ridisegnata tra alberature, strutture di accoglienza, spazi per sport e svago. Tutto molto suggestivo, finché non si passa dal disegno alla vita reale.
E qui iniziano i problemi. Il mercato del lunedì resterà, ma con una logistica che desta interrogativi e poche certezze. Il Luna park della festa patronale seguirà la stessa sorte, tra ipotesi e dubbi. Nel frattempo, la città dovrà fare i conti con mesi di chiusure, spostamento di attività e manifestazioni e traffico deviato su una viabilità già provata dai cantieri della Pedemontana. Non a caso, dai pochi interventi del pubblico, sono emerse preoccupazioni concrete su manovre di mezzi pesanti, strettoie, circolazione d’emergenza e perfino su nuovi semafori “creativi”.
Come se non bastasse, si scopre solo ora che il progetto dovrà passare al vaglio di una società esterna di Ancona per la certificazione. Scelta sensata e per certi versi obbligata, certo, ma comunicata a giochi già avviati, con il risultato di aggiungere altre incognite ai tempi che già oggi appaiono ottimistici.
È il nodo politico, quello vero, che però continua a essere accuratamente aggirato. Questo progetto è nato senza un confronto preventivo con le minoranze e con una trasparenza tutta da dimostrare, a partire da una gara d’appalto lampo di soli 17 giorni in pieno periodo natalizio e conclusa con un solo partecipante. Un capolavoro di tempismo, se non altro.
Lo spazio riservato alle domande avrebbe potuto finalmente portare un po’ di luce. Avrebbe, appunto. E invece niente microfono al pubblico, niente interventi diretti, ma solo “pizzini” raccolti prima della lettura. Il risultato è stato prevedibile: le domande tecniche sono passate mentre quelle davvero scomode – sulle modalità con cui il progetto è nato e è gestito – semplicemente non si sono viste perché si è ritenuto inaccettabile il metodo dei “pizzini” che non consente di esporre le motivazioni alla base delle domande stesse.
Più che un confronto, una selezione di domande. Quando qualcuno ha provato a far notare l’inopportunità di questa modalità, la risposta è stata un’alzata di spalle. Evidentemente il contraddittorio, quello vero, è considerato un optional.
Al termine, il vero dibattito si è svolto fuori, in piazza IV Novembre, tra alcuni cittadini e rappresentanti delle opposizioni. Lì, senza foglietti, sono emerse le domande che dentro non hanno trovato spazio.
È l’ennesima occasione mancata. Un percorso che dovrebbe essere trasparente procede tra ritardi, comunicazioni parziali e molte zone d’ombra. Altro che partecipazione: qui si recita a soggetto e il pubblico, più che coinvolto, è tollerato. Non si esce convinti, né informati. Si esce, ancora una volta, più confusi che persuasi.
