Più confusi che persuasi

Doveva essere la serata della chiarezza. È stata, ancora una volta, la rappresentazione plastica di un metodo che esclude, rinvia e confonde. In Biblioteca civica, all’incontro organizzato martedì 14 luglio dal Giornale di Monza, l’esordio è stato già rivelatore: lamentarsi della scarsa partecipazione dei lissonesi – con una sala comunque ben oltre la metà della capienza e in una serata torrida e poco attrattiva – è parso più uno scivolone che un invito al dialogo.

In platea, tra il pubblico, diversi rappresentanti delle forze politiche di maggioranza e di opposizione. Al tavolo, la Sindaca, Assessori, Tecnici e Imprese hanno snocciolato numeri e promesse, riferendo di circa 10 mesi di lavori (sulla fiducia) e 3,2 milioni di euro (sicuri). I rendering mostrano una piazza ridisegnata tra alberature, strutture di accoglienza, spazi per sport e svago. Tutto molto suggestivo, finché non si passa dal disegno alla vita reale.

E qui iniziano i problemi. Il mercato del lunedì resterà, ma con una logistica che desta interrogativi e poche certezze. Il Luna park della festa patronale seguirà la stessa sorte, tra ipotesi e dubbi. Nel frattempo, la città dovrà fare i conti con mesi di chiusure, spostamento di attività e manifestazioni e traffico deviato su una viabilità già provata dai cantieri della Pedemontana. Non a caso, dai pochi interventi del pubblico, sono emerse preoccupazioni concrete su manovre di mezzi pesanti, strettoie, circolazione d’emergenza e perfino su nuovi semafori “creativi”.

Come se non bastasse, si scopre solo ora che il progetto dovrà passare al vaglio di una società esterna di Ancona per la certificazione. Scelta sensata e per certi versi obbligata, certo, ma comunicata a giochi già avviati, con il risultato di aggiungere altre incognite ai tempi che già oggi appaiono ottimistici.

È il nodo politico, quello vero, che però continua a essere accuratamente aggirato. Questo progetto è nato senza un confronto preventivo con le minoranze e con una trasparenza tutta da dimostrare, a partire da una gara d’appalto lampo di soli 17 giorni in pieno periodo natalizio e conclusa con un solo partecipante. Un capolavoro di tempismo, se non altro.

Lo spazio riservato alle domande avrebbe potuto finalmente portare un po’ di luce. Avrebbe, appunto. E invece niente microfono al pubblico, niente interventi diretti, ma solo “pizzini” raccolti prima della lettura. Il risultato è stato prevedibile: le domande tecniche sono passate mentre quelle davvero scomode – sulle modalità con cui il progetto è nato e è gestito – semplicemente non si sono viste perché si è ritenuto inaccettabile il metodo dei “pizzini” che non consente di esporre le motivazioni alla base delle domande stesse.

Più che un confronto, una selezione di domande. Quando qualcuno ha provato a far notare l’inopportunità di questa modalità, la risposta è stata un’alzata di spalle. Evidentemente il contraddittorio, quello vero, è considerato un optional.

Al termine, il vero dibattito si è svolto fuori, in piazza IV Novembre, tra alcuni cittadini e rappresentanti delle opposizioni. Lì, senza foglietti, sono emerse le domande che dentro non hanno trovato spazio.

È l’ennesima occasione mancata. Un percorso che dovrebbe essere trasparente procede tra ritardi, comunicazioni parziali e molte zone d’ombra. Altro che partecipazione: qui si recita a soggetto e il pubblico, più che coinvolto, è tollerato. Non si esce convinti, né informati. Si esce, ancora una volta, più confusi che persuasi.

Cerchiamo di capirci!

Cerchiamo di capirci: siamo stanchi di essere presi in giro, e lo diciamo come Lista civica e anche a nome dei nostri Consiglieri. A leggere le “storie della Sindaca” sembra che questa Giunta abbia avuto un ruolo e dei meriti nella recente riqualificazione della Fondazione RSA Agostoni, la nostra Casa di Riposo, per intenderci. La verità, invece, è che – grazie al famoso “Superbonus 110%” – il Consiglio di Amministrazione e il Presidente si sono dati da fare e hanno centrato l’obiettivo.

La sindaca Borella sta seguendo le orme del suo capitano Salvini e dal suo Assessore Camarda: partecipare, tagliare nastri, gongolare… Anche quando il risultato è di altri.

Esattamente come l’altra questione che imperversa in città. Il NO di RFI all’allestimento del Luna park nel “parcheggione” a lato dei binari è stato un duro colpo e così la Sindaca ha modificato “la storia”. Quella era una proposta, un indirizzo, un tentativo…

Questa volta “i migliori” sono riusciti a trasformare una “ordinaria ricorrenza” (la Sagra con il tradizionale Luna park) in una straordinaria bocciatura! Le giostre sosteranno alla Bareggia una settimana in più, ma non sarà certo la stessa cosa.

Così stanno le cose: la Casa di Riposo è stata sistemata grazie al CDA, le giostre sono state “cassate” da RFI e l’errore, in questo caso, è stato clamoroso. Anche perché i lavori nel piazzale degli Umiliati non finiranno sicuramente prima della tornata elettorale ed era quindi inutile iniziare i lavori a fine luglio e di conseguenza annullare il Luna park.

La politica deve tornare ad essere seria e vera. Se si fanno errori, basta dirlo. Se si fanno cose, basta dirlo. Se le cose le fanno altri, basta dirlo. Anche assegni, buchi, nomine, aiuole etc. sono cose che andrebbero spiegate, e seriamente.

Quando l’indirizzo finisce in un binario morto

C’è stato un momento, martedì sera, in cui nell’aula del Consiglio comunale di Lissone è calato un silenzio di quelli che non hanno bisogno di spiegazioni. L’intervento della sindaca Laura Borella – infilata tra le comunicazioni iniziali, prima dell’ordine del giorno – ha avuto l’effetto di una doccia gelata: quest’anno niente Luna Park, almeno non nella sua forma tradizionale. E poi, minuto dopo minuto, è emerso un quadro che definire imbarazzante è già un esercizio di diplomazia.

La storia è semplice: causa dei lavori in Piazzale degli Umiliati, la Giunta decide di “mantenere la tradizione” e individua – con tanto di delibera e cartine – il “parcheggione” e le zone limitrofe alla Stazione come possibile nuova sede per le giostre. Una scelta ardita, ma tranquilli: “è solo un atto di indirizzo”. Tradotto: abbiamo detto agli uffici di vedere se si può fare. Un po’ come prenotare un matrimonio senza sapere se la chiesa esiste…

Nel frattempo, minoranze, cittadini e perfino qualcuno in maggioranza, facevano notare che un Luna Park accanto ai binari poteva presentare delle criticità: rumore, luci, sicurezza, treni che passano. Ma la linea della Giunta pare fosse: tutto sotto controllo. Fino a quando – finalmente! – è stato chiesto il parere a RFI che, in data 25 giugno, mettendo nero su bianco, ha risposto: NO! No per il rumore, no per le luci, no per l’afflusso di persone, no per la sicurezza. Non un’opinione, ma il parere dell’unico soggetto che ha l’autorità di affermarlo.

Qui la domanda, rimbalzata in aula, resta sospesa: ma davvero nessuno, prima di annunciare, progettare, convocare, rassicurare, ha pensato di scrivere o telefonare a RFI? La sindaca ha provato a minimizzare: era solo una verifica, gli uffici non sono stupidi, nessuno pensava a giostre proprio sotto i cavi… e meno male! Ma il punto non è questo, il punto è come un’ipotesi fragile sia stata, per settimane, una soluzione quasi certa in termini di aspettative create, giostrai coinvolti, graduatorie rifatte e con il problema di chi escludere da spazi che, di fatto, non esistevano…

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: lavori in piazzale degli Umiliati al via (giustamente), sagra confermata, ma Luna Park cancellato. Una retromarcia tanto improvvisa quanto prevedibile perché non serviva essere tecnici ferroviari, bastava il buon senso o – più banalmente – chiedere prima.

Qualcuno ha parlato di “figura da cioccolatai”. Espressione colorita e poco istituzionale, ma efficace. Perché il pasticcio è tutto lì: fretta, superficialità e allergia all’ovvio. Non basta rifugiarsi nell’“atto di indirizzo”, ma quando si annuncia una soluzione, quella soluzione deve stare in piedi, altrimenti non è indirizzo: è improvvisazione.

Il paradosso finale è che l’unica cosa che non ha retto è proprio quella che si voleva salvare: le giostre quest’anno non ci saranno. In conclusione: prima di salire sulle montagne russe, conviene verificare che i binari esistano davvero…

Scusi, lei chi è?

Durante il Consiglio comunale del 7 luglio scorso, il presidente Roberto Perego si è di nuovo distinto, in negativo. Si è infatti reso protagonista di un “teatrino” che, se non fosse che è avvenuto in una sede istituzionale, farebbe quantomeno sorridere.

Ma cosa ha combinato stavolta? Il Presidente ha messo alla porta, con tono piuttosto perentorio, nientemeno che il Presidente di Bea Spa, Mario Carlo Novara, non proprio uno sconosciuto…

Il Consiglio comunale verteva proprio sulla questione dell’aggregazione societaria tra BrianzAcque Srl e gruppo Bea, per la creazione di una Holding di servizi multiutility in Brianza. L’ospite “a sorpresa” era quindi una persona di livello che avrebbe potuto contribuire in modo proficuo alla discussione. Ma dopo l’accoglienza piuttosto gelida (“Scusi, chi è lei? Io non l’ho invitata, mi dispiace”) il Presidente di Bea ha pensato bene di togliere il disturbo, lasciando l’aula, che nel frattempo continuava a discutere se la sua presenza fosse opportuna o meno, in quanto non preannunciata.

Alla fine, raggiunto l’accordo di dare la parola anche al presidente di Bea (oltre, naturalmente, che a quello di BrianzAcque, lui sì regolarmente “invitato”), ci si è accorti che ormai Mario Carlo Novara se ne era andato… Un vero peccato, perché alle numerose domande dei Consiglieri, forse, il “cacciato” avrebbe potuto rispondere integrando l’ottimo Enrico Boerci, presidente di BrianzAcque.

Una figuraccia e uno sgarbo istituzionale di cui la nostra città non aveva proprio bisogno. Persino il Cittadino di Monza, nel suo “barometro politico” ha relegato il Presidente Perego fra chi “scende” in caduta libera…

Purtroppo, la composizione del Consiglio e la nomina “partitocratica” di Assessori e Vicesindaci ha attribuito a Roberto Perego il ruolo di Presidente del Consiglio.  Lui, che quando era in minoranza sembrava preciso, attento e propositivo, ora fa “figuracce”, insulta o critica chi esprime dissenso o disaccordo, non ha certo un comportamento “terzo”, come richiederebbe il suo ruolo, sempre ligio al potere della Sindaca e della Giunta. Per non parlare dei pubblici litigi con il compagno (forse ormai ex) di lista Daniele Fossati.

Il potere l’ha trasformato ed è un vero peccato per la città e per i cittadini. Ma bisogna resistere, almeno altri 10 mesi…

L’arrogante

Si aggiudica il titolo di “Arrogante dell’anno” il nostro Presidente del Consiglio, Roberto Perego. Non è mai successo, infatti, che un Presidente del Consiglio si sia rivolto, denigrandolo ed offendendolo, ad un Consigliere comunale, a microfono, con la prepotenza degli arroganti. A dire il vero, Bob (così lo chiamano gli amici) lo aveva già fatto: in passato, aveva dato dei “tremaculo” ai consiglieri di maggioranza, anche se in quel caso non fu a microfono aperto ma, parlando con la Sindaca, aveva offeso i suoi consiglieri.

Non ci fu una reazione da parte dei “tremacua” in questione, quasi una conferma della definizione, forse anche perché alcuni nemmeno sapevano cosa significasse, in dialetto, quella parola.

In questo caso, invece, Perego ha offeso il capogruppo del Partito democratico, Elio Talarico, ripetendo più volte a gran voce: “Sei un politico dilettante, sei un dilettante!”. Talarico, da molti anni in politica, architetto e insegnante, non ha certo bisogno di una difesa da parte nostra perché ha ottime capacità dialettiche di suo. Ma un Presidente che, in piena assise consiliare, si sveste dal suo essere garante e terzo e si lascia andare a ripetute frasi offensive, non si era mai visto.

Inoltre, con estrema arroganza, il Presidente ha pure rifiutato di concedere a Talarico il “fatto personale”. (Quando un consigliere viene citato, offeso o dileggiato, può chiedere una replica per “fatto personale”). Siamo al paradosso: il “fatto personale” chiesto al Presidente, contro il comportamento del Presidente stesso. E il nostro “Donald brianzolo” ha pensato bene di rifiutarlo perché “non esiste fatto personale, decido io, il Consiglio comunale è terminato” e tutti a casa. Un comportamento inqualificabile.

Forse perché la querelle è nata su una questione che riguardava anche Daniele Fossati, il Consigliere che non parla più nemmeno con il suo socio di lista, proprio lui, Roberto Perego.
Forse perché Daniele Fossati ha osato mettere in dubbio la (contestatissima) scelta della Giunta di posizionare le Giostre della Sagra nel parcheggio della Stazione.
Forse anche perché non riesce più a “controllarlo”. Perego sarebbe un Presidente del Consiglio senza nemmeno un Consigliere di riferimento. E si vocifera, addirittura, che la lista “Lissone in Movimento” nel 2027 scomparirà perché le sue due anime – Daniele Fossati e Roberto Perego – potrebbero andare in due distinte realtà (nuove, o usate sicure).

Insomma, se invece del Sindaco si dovesse votare “l’Arrogante”, tutti saprebbero chi votare, Daniele Fossati, Elio Talarico e tutti noi compresi.

 

Un altro bel pasticcio

Durante il Question Time del 26 giugno, l’assessore allo sport Giovanni Camarda, in risposta alla nostra interrogazione, ha affermato che, poiché la società l’AC Lissone in un comunicato ha preso le distanze dal video pubblicato dalla ZETA MILANO, è tutto a posto.

Tutto a posto un bel niente, caro Assessore. Nel video la Zeta Milano annunciava che avrebbe avuto la disponibilità della struttura sportiva di via dei Platani (di proprietà del Comune di Lissone e in uso all’AC Lissone) in cambio di lavori che sarebbero stati da loro effettuati all’interno del centro sportivo.

L’AC Lissone, dunque, era a conoscenza del progetto e ha concesso il permesso di entrare nel campo sportivo per realizzare il video, garantendo alla Zeta Milano spazi e disponibilità. E di tutto questo il Comune (il proprietario!) non poteva non saperne nulla! Si tratta di un impegno di oltre 1.600.000 euro con ricorsi a mutui e a finanziamento Soci da restituire. Secondo quanto affermato l’altra sera, l’impegno economico verrà invece affrontato da AC Lissone, in cambio della concessione della struttura per 15 anni.

Ci stupisce che l’Assessore e la Giunta non si chiedano come farà un sodalizio dilettantistico a rientrare in 15 anni da un l’investimento così importante che, tra lavori, restituzioni di quote ed interessi, alla fine arriva ad almeno 3.000.000 di euro, secondo i conteggi riportati nella procedura per l’affidamento, con quote annuali di restituzione che variano tra i 90.000 e i 159.500 euro.

E se fra qualche anno, qualcuno darà forfait, a chi toccherà pagare i lavori e le migliorie? Forse al proprietario? Tra l’altro, ricordiamo che, per convenzione, non si possono subaffittare i campi e non si può nemmeno aprire un bar/ristorante aperto al pubblico.

Pensiamo che non si possa e non si debba subordinare la funzione “sociale ed educativa” dello sport, rivolta ai “nostri” ragazzi, a quella del business legato ad un progetto imprenditoriale, sfruttando impianti di proprietà comunale.

Ci spiace che ora AC Lissone avrà qualche problema (per lo meno comunicativo) e bisogna anche che in Giunta ed i Maggioranza, abbiano ben chiari “comportamenti e regole” quando si tratta di un bene pubblico. Un po’ come per l’aiuola di Via Gorizia. Una cosa sono i selfie, altra cosa è la gestione dei beni comunali.

P.S. Tutto questo fino a lunedì 29 giugno, quando ci hanno segnalato l’inizio dei lavori con scavi e movimentazione terra. Ma i lavori, secondo quanto è stato detto venerdì sera, erano subordinati alla positiva conclusione dell’iter in corso con l’Amministrazione comunale. Che sia successo “un miracolo” proprio nel weekend e che, altrettanto miracolosamente, l’impresa fosse disponibile ad iniziare i lavori il lunedì stesso? Oppure era già tutto risolto e deciso e il Consiglio è stato deliberatamente tenuto all’oscuro?
A fronte delle criticità illustrate nella documentazione tecnica e recepite dalla stessa Giunta e in un’ottica di trasparenza e legalità, i nostri consiglieri hanno richiesto un accesso agli atti.

Sono proprio tutti d’accordo?

Sia noi che il Partito democratico avevamo espresso dubbi ed evidenziato problemi legati alla scelta dell’Amministrazione di localizzare le giostre legate alla Sagra patronale nel “parcheggione” della Stazione ferroviaria, lungo la viale Elisa Ancona e poi ancora nel parcheggio a strisce blu in via della Pinacoteca.

Hai voglia a dire che esiste una fascia di rispetto per la presenza dei binari e dei treni in transito (ricordiamo che la stazione ferroviaria di Lissone non è presidiata). Hai voglia a dire che i pendolari, per almeno 10 giorni, non avranno a disposizione i consueti 230 posti auto. Hai voglia a dire che i residenti già si lamentano… Niente da fare, si va avanti dritti e sicuri: è deciso, quest’anno le giostre saranno lì.

Oltre che dubbiosi sui lavori del piazzale degli Umiliati, noi rivendichiamo di essere stati tra i primi ad allertare l’amministrazione che le soluzioni individuate (le giostre ma anche il mercato del lunedì) non erano idonee.

Ma niente, anche quando abbiamo richiesto se fossero state concesse tutte le necessarie autorizzazioni, nessun tentennamento: la maggioranza ha avallato ciecamente tutto ciò che la Giunta aveva già deciso. Come sempre, del resto.

Peccato che, “come un fulmine a ciel sereno”, Daniele Fossati – consigliere di Lissone In Movimento – abbia chiesto di discutere del posizionamento delle giostre.  Non sia mai! Subito redarguito per una richiesta errata e bizzarra.

Lui, uomo di maggioranza (anche se spesso critico, ma non in fase di voto), ha posto un problema ma prontamente il suo compagno di Lista si è affrettato a specificare che la mozione non riporta il simbolo del Movimento ed è quindi da intendersi presentata a titolo personale. In Maggioranza si sono già espressi, la Giunta ha valutato e fatto la sua scelta: problemi per i treni, per i pendolari, per i residenti sono inesistenti o assolutamente sopportabili. 

Vedremo se, ancora una volta, Fossati si farà andar bene le scelte, le motivazioni e gli atteggiamenti arroganti e dispotici di questa Giunta, che commette un errore dietro l’altro ma viene sempre giustificata e difesa.

 

Il perché

Abbiamo già analizzato vari aspetti della riqualificazione del piazzale degli Umiliati (piazza mercato) e abbiamo riflettuto su come questa scelta – importante, affrettata e delicata – sia stata effettuata senza coinvolgimento delle parti, con affidi velocissimi, con inviti dedicati e con querele in fase di istruttoria. Anche la questione della tempistica è stata affrontata, arrivando alla conclusione che l’opera non sarà conclusa entro la fine mandato.

Quest’oggi approfondiamo il PERCHÉ la Giunta si sia imbarcata in un’opera che non potrà mai concludere ma anche il perché, fra tante priorità, abbiano scelto di investire oltre 3milioni e perché proprio durante l’ultimo anno di mandato.

Ovviamente, nessuno ha “la verità”, ma tenteremo di rispondere, secondo il nostro punto di vista.

Durante questi 5 anni di amministrazione, tutte le azioni sono state di conclusione o completamento di opere già finanziate o in corso. Si definisce “continuità tecnico-amministrativa”: le opere in corso vanno concluse, i progetti aperti vanno continuati, i fondi reperiti da altri vanno spesi.

Alcuni esempi: ciclabile via Pacinotti, i lavori del contratto di quartiere, l’ex CPS di via Garibaldi, l’appalto del CDD (tetto e condizionamento), i fondi PNRR al Botticelli e per il “Dopo di noi” di via Leopardi, la ciclabile viale Martiri della Libertà, i lavori attorno al Palazzetto dello sport. Alcune opere sono anche spacciate per risultati, ma sono invece risultati di altri (lavori alla Casa di Riposo, nuovo CPS di Via Don Minzoni portato dalla ATS Monza e Brianza).

Tante opere e azioni hanno quindi un nome ed un cognome, e non è affatto “Giunta Borella”. Serviva allora un’opera importante, visibile, originale, che avrebbe potuto connotare questi 5 anni, senza un passato ingombrante. Il progetto di riqualificazione del piazzale degli Umiliati era un’occasione unica. I fondi? Subito trovati (nonostante il famoso “buco di bilancio”…)

E il tempo? Di quello ce n’era poco, ma si comincia a fare e a parlarne come se fosse già cosa fatta (ricordiamo l’annuncio di Matteo Lando di inizio lavori previsto a ottobre 2025 …). E se le idee sono poche, allora si prende un ottimo studio di architettura, lo si “invita” e si parte. In caso di contestazioni, si querela e chi si mette contro, lo si porta in Tribunale, poi si vedrà.

Ecco allora il PERCHÉ: la riqualificazione del piazzale connoterà il lavoro della Giunta e darà un nome e un cognome a questi 5 anni di amministrazione.

A noi, per ora, resteranno i disservizi per il mercato, le giostre, la viabilità e la gestione dei nuovi spazi. E i problemi non mancheranno: questa è quindi un’eredità critica e complicata da gestire, quasi fosse un “dispetto” per chi verrà poi. Secondo i “rumors” non è affatto detto che l’attuale sindaca Borella rivinca le elezioni né che si ricandidi, viste le tribolazioni della squadra futura, e questo della piazza potrebbe essere il primo grande problema gestionale della futura amministrazione.

Riprenderemo più avanti altre questioni: il COME e il COSA, il QUANDO e la VIABILITA’, il DOVE, la QUERELA. Buona lettura a tutti gli “umiliati”.

 

128.000 inutili scuse

Negli ultimi tempi, a noi è apparso sempre più evidente come il Consiglio comunale sia succube e agli ordini della Giunta Borella. Il Consiglio non “decide” ma “ratifica” le azioni, forse per incapacità, forse per appartenenza di assessori, sicuramente in sfregio alle regole democratiche. I Consiglieri eletti dai cittadini devono solo “obbedire”.

Succede durante il Consiglio del 17 giugno che un importante operatore – per esigenze logistiche conseguenti ai lavori di Pedemontana – chieda di acquisire una parte di terreno comunale (situato tra due suoi insediamenti) in cambio della realizzazione di un camminamento esterno alla proprietà e, come da perizia eseguita, di un indennizzo di 128.000 euro.

Tutte le forze di minoranza hanno dichiarato di essere d’accordo e hanno proposto un emendamento che testualmente diceva “destiniamo le somme che il Comune riceve all’ambito del Bosco Urbano, ad eseguire delle azioni sul verde”. Un impegno aperto, libero rispetto a cosa fare. Un emendamento di buon senso proposto da chi rappresenta il 49% circa degli elettori.

A quel punto, però, alcuni assessori si sono avvicinati ai banchi della maggioranza, evidentemente per dare “l’ordine”. E così è finita come sempre, che la proposte delle minoranze – che hanno pure corretto un errore presente nella delibera – è stata rifiutata. Un trumpismo “de noantri”.

Anche i Consiglieri che spesso ci appaiono più ragionevoli, sono stati muti come pesci, per gli altri non si discute: si vota e si boccia l’emendamento. Certo, la democrazia e le regole ancora una volta sono state rispettate, nella forma. Quella che manca è la sostanza, cioè che il Consiglio possa indicare alla Giunta dove spendere i 128.000 euro.

Da notare anche lo stucchevole tentativo di giustificazione dell’assessora al bilancio Serena Arrigoni che ha sostenuto come quei soldi fossero “indispensabili” per altre finalità. Rimarchiamo allora che, su un Bilancio di oltre 40 milioni di euro, la cifra in questione è irrilevante, era imprevista (perché derivante da una proposta del privato) ed era fuori dal Bilancio già approvato. Era, quindi libera.

Per la cronaca, il provvedimento che consente l’acquisizione del terreno all’azienda è stato votato da tutti, anche senza l’emendamento. Noi compresi, vicini come sempre a chi fa impresa e business sul territorio.

Fino al 2027 le cose andranno così, e per fortuna manca poco. State SERENI…

Quando il divertimento diventa un’ordinanza

C’è un modo molto semplice per capire come funziona oggi l’amministrazione a Lissone: basta aspettare. Non una comunicazione, non un confronto, non un passaggio istituzionale. No. Bisogna aspettare e leggere sui giornali o sui social ciò che accadrà sotto casa propria.

È così che cittadini e forze politiche scoprono che, da metà ottobre, il grande parcheggio della stazione — quello utilizzato quotidianamente da oltre duecento pendolari — verrà trasformato in un luna park. Non per un giorno, non per una sera, ma per un periodo stimato di circa due settimane tra montaggio, esercizio e smontaggio.

Una decisione di questa portata, con impatti evidenti su viabilità, sicurezza, qualità della vita e ordine pubblico, è stata presa senza passare dalle commissioni competenti, senza discussione in Consiglio comunale, senza uno straccio di confronto con chi quella zona la vive ogni giorno. Un nuovo capolavoro di arroganza istituzionale, confezionato con la consueta leggerezza.

Perché qui non si tratta solo di metodo — già gravemente carente — ma di sostanza: per i residenti delle vie Luini, Perlasca e Guidoni si prospetta una quotidianità scandita da rumori continui: montaggi metallici all’alba, musica sparata a livelli da concerto permanente, flussi di persone fino a tarda sera, il tutto a pochi metri dalle abitazioni. Una situazione che, a voler essere generosi, si può definire “stressante” e più realisticamente, insostenibile.

Poi c’è il tema della sicurezza: collocare un’area ad alta frequentazione, con bambini e famiglie, a ridosso della ferrovia è già di per sé una scelta discutibile, vista anche la presenza di passaggi diretti dal piazzale al marciapiede del binario 1. E chissà, forse Trenitalia o RFI avrebbero qualcosa da dire in proposito.

Prevedere una manifestazione di forte richiamo come le giostre lissonesi in un contesto urbano che da anni convive con problemi di degrado, risse, furti e bivacchi — più volte segnalati e mai affrontati seriamente — significa aggiungere criticità a criticità. Le telecamere più volte richieste? Nulla. Quelle richieste per analoghi problemi nel quartiere Giotto? Concesse, approvate e già in fase di realizzazione. Due quartieri, stessi problemi, ma una sola differenza: le risposte dell’amministrazione.

Come se non bastasse, il parcheggio della stazione verrà sottratto ai pendolari, che ogni giorno utilizzano il treno per lavoro e il risultato è facilmente prevedibile: un’invasione delle vie limitrofe, attualmente già sature, con residenti costretti a girovagare alla ricerca di un introvabile parcheggio. Un perfetto effetto domino del disagio. Tutto questo, vale la pena ricordarlo, senza un confronto pubblico, senza una delibera discussa, senza la minima condivisione.

Ci si chiede allora se esista ancora un’idea di città che metta al centro i cittadini, o se ormai la logica sia quella dell’atto calato dall’alto, da apprendere passivamente e subire con disciplina. Perché qui non siamo di fronte a un semplice spostamento logistico: siamo di fronte a un modello decisionale che considera il territorio una scacchiera muta e i residenti pedine senza voce.

Sia chiaro: nessuno mette in discussione il valore delle tradizioni, delle feste, delle giostre tanto amate dai lissonesi. Il punto è un altro: è il rispetto per chi vive i luoghi, per chi lavora, per chi ogni giorno contribuisce a tenere viva questa città. A Lissone, invece, sembra valere un principio diverso: prima si decide, poi – forse – si spiega. Spesso, nemmeno quello.

Nel frattempo, ai cittadini non resta che prepararsi: non a una festa, ma a una prova di resistenza e magari, tra una giostra e l’altra, ricordarsi che il rumore più fastidioso non sarà quello della musica ma quello, assordante, del silenzio istituzionale.