Forza Lissone!

Le comunicazioni del Listone durante l’ultimo Consiglio comunale hanno toccato le corde del cuore della nostra Comunità.
Ha iniziato Marino Nava ricordando il 13 febbraio 1926 (ben cento anni fa!), quando un artigiano lissonese, Egidio Brugola, fondò le “Officine Egidio Brugola”, l’azienda che avrebbe poi inventato e dato il nome alla celebre “vite a brugola”.

Anni di lavoro, di orgoglio, di attaccamento al territorio guidati da intuizioni e visioni. Le biciclette gratuite per chi lavorava “in ditta”, la mensa gratuita per i dipendenti e altro ancora: quello che oggi viene chiamato “welfare aziendale”. Il signor Egidio e poi il figlio Giannantonio hanno esercitato l’essere imprenditori come i lissonesi sanno fare: lavoro, silenzio, prospettive a lungo termine, sacrificio e principi non derogabili.

Dal 2015, al timone dell’OEB c’è Jody, terza generazione della famiglia Brugola, e sotto la sua direzione l’azienda – che nel frattempo ha aperto una sede anche negli Stati Uniti – lo scorso mese ha compiuto 100 anni di attività.

L’OEB è un vanto per chi ha a cuore la città e proprio per questo speriamo che non cada nel vuoto l’invito di Nava rivolto all’Assessore alle attività produttive di ricordarsi di questa ricorrenza (anche se, a ben guardare, l’Assessore a questo non ci ha abituati e, l’altra sera, sembrava stupito…).

Ha proseguito poi Concetta Monguzzi, con un accorato appello all’assessore allo SPORT, Giovanni Camarda, per un altro anniversario significativo per la città: i 125 anni della PRO LISSONE GINNASTICA, un sodalizio sportivo che, a tutt’oggi, svolge una funzione sportiva, educativa e di lustro per la nostra città.

L’appello è anche collegato al fatto che nessuna risposta è pervenuta ai vertici di Pro Lissone da parte dell’Amministrazione per celebrare questa ricorrenza. Chissà se infine l’Assessore Camarda – che per sua ammissione “non ha rapporti con loro” – vorrà rispondere positivamente alle loro richieste e alle proposte – direttamente o tramite il suo braccio destro – così come del resto succede per altre Società sportive alle quali forse è più interessato.

Per ora, il nostro un plauso va alla buona, vecchia Pro Lissone Ginnastica, al suo storico presidente, Roberto Marcelloni, ai suoi dirigenti e agli atleti.

Come riflessione finale, vorremmo che qualcuno (e pensiamo alla sindaca Borella) si prenda a cuore la situazione e intervenga personalmente. La fiducia che nutriamo nei due assessori, attualmente, è ai minimi storici: Camarda “non parla” e Alibrandi non vorremmo che organizzasse un bello street food sul piazzale della OEB…

Lissone, tra bugie e querele

Siamo ancora allibiti dall’infelice (e soprattutto falsa) dichiarazione del vicesindaco ed assessore ai lavori pubblici, l’architetto Oscar Bonafè, resa durante il Consiglio comunale di venerdì 6 marzo.  Durante l’esposizione dei “grandissimi passi in avanti” che l’assessorato sta facendo per la nostra città, Bonafè ha dato conto anche dei lavori al manto di copertura della Biblioteca civica.

Ha chiuso il suo intervento con uno sprezzante ed ironico: “Sono dieci anni che non si faceva nulla”. La solita storia: loro, i migliori, i salvatori della città. Quelli di prima, hanno solo scaldato la sedia e non hanno fatto nulla. L’ennesimo tentativo di cancellazione della storia passata, di negazione della serietà e dell’impegno delle persone. E questo in Consiglio, a microfono aperto, venerdì 6 marzo.

Non capiamo i motivi di questo livore, ma comprendiamo l’irritazione di chi ha governato prima: Concetta Monguzzi e Marino Nava in primis, ma anche tutti gli altri. Non capiamo perché una persona che abbiamo sempre considerato “seria”, un professionista prestato alla politica, un vicesindaco, debba arrivare a ferire gratuitamente (come vedremo poi) – tra gli sghignazzi del suo braccio destro Carraretto ed amici – le persone.

Dire che non si è intervenuti sul tetto della biblioteca è falso! Significa ignorare le determine n.1391 e 1593 del 2017 e 2018 e dimenticare il lavoro della dirigente Paola Taglietti, del RUP e direttore lavori, l’architetto Dirk Cherchi (che ancora lavora in Comune a Lissone). Ci riferiamo a oltre 140.000 euro di lavori eseguiti per infiltrazioni e per la linea vita. Per fortuna il nostro consigliere Nava ha la memoria buona e queste cose le ha dette, rivendicate e dimostrate a microfono.

Ma ancora più riflessione dovrebbe scaturire dalle successive affermazioni dell’assessore Bonafè. Alla domanda se, nel caso la sua affermazione sui mancati lavori al tetto della biblioteca non fosse stata veritiera avrebbe dato le dimissioni, la riposta è stata un deciso “No!”. Certo, la poltrona non si tocca, mai! E poi: “Io ho chiesto e mi hanno detto che non avevate fatto nulla. Non è colpa mia e mi scuso, visto che avete portato le prove…”.

Scusarsi è sempre un buon segno, ma è inutile cercare scuse se poi si danno informazioni false, politicamente ingiustificabili. La Sindaca ha promesso che, d’ora in poi, lei querelerà chiunque osi fare insinuazioni contro la sua Amministrazione. Ecco: tra querele, bugie e campagna elettorale ne vedremo delle belle, con buona pace della (scarsa) memoria di Dirigenti attuali e del passato.

Il teatro della politica che si inceppa

Durante il Consiglio comunale del 26 febbraio non si è assistito a un semplice inciampo procedurale: è andata in scena una maggioranza che discute di sé perché non riesce più a governarsi. Il presidente della Commissione IV, Andrea Carraretto, è finito al centro di un dibattito che avrebbe dovuto restare confinato nelle stanze della maggioranza. Convocazioni gestite con leggerezza, coordinamento fragile, comunicazioni che hanno irritato più di un alleato. Nulla di formalmente irregolare, ma molto di politicamente rivelatore.

I suoi fedeli alleati di maggioranza lo hanno “scaricato”, sia sulla chat della Commissione IV che in Consiglio. Massimiliano Paninforni (Lega) ha fatto un discorso “elegante” e severo al contempo: non bisogna subire Pedemontana, occorre confronto e dialogo, e serve maggiore impegno. Edoardo Pallavicini (FdI), che spesso interviene ed è dotato di eloquente dialettica, l’altra sera, durante le comunicazioni, è stato in silenzio. Un silenzio rumoroso che è peggio di un sottile discorso politico, un silenzio consiliare successivo a precedenti messaggi molto chiari. Ma Carraretto sembra non essersi reso conto di nulla: scaricato a sua insaputa…

Marino Nava, nei i suoi interventi, ha invece evidenziato – appunti alla mano – contraddizioni, tensioni, incoerenze. Non una polemica d’aula, ma una demolizione metodica del racconto di compattezza che la maggioranza continua a proporre.

Il punto non è tanto una commissione convocata alle 18: il punto è che la gestione interna sia diventata materia di confronto pubblico. Quando una coalizione è costretta a discutere in aula del proprio coordinamento, significa che quel coordinamento non esiste più o, peggio, non è mai esistito davvero.

Questa maggioranza è abilissima nel rivendicare, nel comunicare, nel presidiare ogni spazio mediatico. È campionessa di narrazione permanente, ma quando si tratta di esercitare la politica nel suo significato più alto – costruire equilibrio, governare le tensioni, evitare che le fratture diventino spettacolo – il meccanismo si inceppa.

La vicenda Carraretto, presidente Commissione IV, non è solo una grande “scivolata”, è anche un sintomo. Una maggioranza solida assorbe le divergenze e le ricompone prima che diventino argomento pubblico, mentre una maggioranza fragile le espone, le giustifica e le rincorre in aula. Il 26 febbraio, si è vista la seconda.

Ogni episodio interno diventa pubblico perché manca una regia politica capace di assorbire le tensioni prima che esplodano. Quando chi dovrebbe “dirigere l’orchestra” è costretto a inseguire le note stonate dei propri musicisti, non siamo davanti a un concerto: siamo davanti a una prova generale che finirà solo a maggio 2027…

L’amnesia selettiva

Nell’ultimo Consiglio comunale, tra i molti argomenti e le digressioni (alcune veramente straordinarie…) delle quali tratteremo nei prossimi giorni, vogliamo oggi evidenziare l’intervento della nostra ex sindaca, Concetta Monguzzi.

Ricordiamo che ha governato la città negli anni della crisi economica degli enti locali, dei tagli lineari, delle risorse ridotte all’osso. E, soprattutto, ha governato durante il Covid, quando in Lombardia si contavano i camion dell’esercito e le telefonate notturne erano per comunicare un altro lutto, non certo per discutere di orari di Commissione. In quei mesi non c’erano comitati, post polemici o chat incendiate: c’erano decisioni difficili da prendere e cittadini da proteggere.

Nel suo intervento non c’era solo la difesa di un’azione amministrativa: c’era piuttosto l’amarezza di chi vede semplificare, banalizzare e derubricare a “nulla” dieci anni di continuo e intenso lavoro.

C’era la rabbia composta di chi ha retto l’urto delle emergenze vere, e oggi assiste a una politica che scambia l’ordinaria manutenzione per “epopea” e una piazza per “destino storico”. La voce, a tratti, si è incrinata. Non per debolezza, ma per delusione. Perché, quando hai portato il peso di scelte difficili e senti raccontare che “non è stato fatto nulla”, non stai ascoltando una critica politica: stai ascoltando un’amnesia selettiva.

E in quell’amarezza c’era qualcosa che in aula si sente sempre meno: l’amore autentico di chi ama la propria città. Amore che ci sembra manchi al team Borella, il quale abbonda, invece, di propaganda.

E querela fu

Tanto tuonò… che alla fine piovve! Dopo critiche politiche, aspre e molto puntuali, alla fine la signora Sindaca ha sporto una querela. La aveva anticipata sul Giornale di Monza l’assessore Camarda (anch’egli ex vice sindaco), a seguito di una intervista nella quale Sala esprimeva il suo parere molto critico sul restyling dell’area mercato, definendolo “una porcheria“. In aggiunta a questo, ci sono state anche pubbliche affermazioni ritenute “denigratorie” nei confronti di consiglieri e assessori  di Fratelli d’Italia.

Che tra Camarda e Sala ci siano “scintille” è noto, ma che addirittura il Comune intervenga con un proprio legale a querelare chi si espone esprimendo pareri e giudizi, a noi proprio non piace. Il “sale” della politica e del controllo – che anche noi esercitiamo – è proprio la critica.

Chissà chi è stato querelato… noi qualche sospetto lo abbiamo  Comunque, i nostri consiglieri hanno richiesto un accesso agli atti e aspettiamo di conoscere i nomi e le motivazioni; come sempre daremo la massima trasparenza.

In conclusione: cittadini, fate attenzione a criticare servizi e progetti di questa amministrazione. E, se lo fate, parlate sottovoce…

Attacchi a piazza e colleghi: il presidente di Fratelli d’Italia “bacchetta” l’ex vice sindaco (Giornale di Monza – 24 feb 2026)

Nota: Stranamente, l’articolo qui sopra riportato non è comparso nella rassegna stampa istituzionale. Strano davvero.

Il pasticcio della Commissione IV

Apprendiamo dalle colonne del Cittadino che nei giorni scorsi la Commissione IV (Pianificazione e gestione del Territorio) è stata prima convocata e poi annullata. Abbiamo allora chiesto al nostro Consigliere Marino Nava, che è uno dei componenti di tale Commissione, quale è stato il problema. E ci ha raccontato.

Il problema è che Andrea Carraretto, in qualità di Presidente, sulla chat della Commissione ha espresso l’intenzione di convocarla alle 18:00 di lunedì 23 febbraio. Argomento?  “Informativa aggiornamenti cantierizzazione pedemontana su via Santa Margherita”, con la presenza anche di tecnici di Pedemontana. Un argomento certo non da poco!

I Commissari tutti (di minoranza e di maggioranza) hanno chiesto di posticipare l’orario per consentire la partecipazione anche di chi a quell’ora lavora e per dare più possibilità al pubblico interessato essere presente, anche se solo come uditore. Tutti sappiamo (tranne forse Carraretto) come il tema Pedemontana sia di quelli caldi e sensibili, e proprio per questo la condivisione e la trasparenza devono essere massimi.

Ma “il Presidente” ha tirato dritto per la sua strada: ha convocato la Commissione per le ore 18, affermando che la disponibilità era garantita solo per quell’ora. Prendere o lasciare, ha lasciato intendere. Poi Roberto Perego – Presidente del Consiglio – ha addirittura proposto di effettuare la Commissione Territorio solo con i tecnici comunali… Cose mai viste: una Commissione senza Commissari!

Per fortuna il Dirigente del settore, l’architetto Di Sarno, in uno straordinario sussulto di orgoglio e di buon senso, ha invece contattato i vertici di Pedemontana chiedendo di poter svolgere la Commissione ad un orario più consono. A quel punto, Carraretto – al quale avranno spiegato la malparata – ha chiesto agli uffici comunali di annullare la convocazione Ma ormai il pasticcio era fatto.

Un Presidente che sembra distante dal buon senso e dalla capacità di mediazione, che non sembra in grado di sostenere il suo ruolo, distante persino dai suoi Commissari che lo hanno, di fatto, scaricato.

Dovrebbe prenderne atto e dimettersi, ma non lo farà. La poltrona e il prestigio del ruolo sono motivazioni troppo forti. Essere lì, a servizio della politica di maggioranza, è più importante che essere al servizio alla città.

Anche se, stavolta, più che del mancato servizio, possiamo parlare di un vero e proprio PASTICCIO. Andando avanti così, di sicuro non andrà tutto bene!

È il Pedemontana show. Prima va in scena, poi cala il sipario (Cittadino – 21 feb 2026)

AGGIORNAMENTO: A proposito della frase: “Roberto Perego – Presidente del Consiglio – ha addirittura proposto di effettuare la Commissione Territorio solo con i tecnici comunali…” abbiamo ricevuto da Perego la richiesta di pubblicare il testo originale del messaggio WhatsApp della chat dei componenti della Commissione IV. Lo facciamo, lasciando a ciascuno il compito di interpretarlo.

“Ho già parlato con il presidente della commissione. Ho suggerito delle possibili soluzioni ma se dopo le dovute insistenze, pedemontana non da la disponibilità per un orario più consono la commissione, secondo me, andrà fatta con i nostri tecnici che almeno potranno raccogliere le richieste e rispondere o trasferire le richieste a pedemontana. E poi riportarle in commissione.”

Il radar

Nell’articolo di lunedì scorso che trattava della seconda volta che l’Amministrazione recede da un contratto, parlando di disservizi, nel finale si diceva testualmente: “Ad esempio, un altro lavoro che sembra “scomparso dai radar” è il campo a 11 della AC Lissone. Le promesse, con corredo dei soliti selfie, sembrano sparite nel nulla… Forse, pian piano che le elezioni si avvicinano, le priorità cambiano e anche qui staremo a vedere, tanto non manca molto…”.

Una chiosa semplice, di attesa e di incertezza. Quel progetto ci sembrava “scomparso dai radar” perché, nei recenti elenchi e rendiconti, l’Assessore ai lavori pubblici non lo citava più. “Sembra scomparso dai radar” è una semplice frase che intende dire: staremo a vedere, o – meglio ancora – non dimenticatevi di questa opera, già comunicata. Nessuna lesa maestà, nessuna denuncia di mancata realizzazione.

Ma poi cosa succede? Quali sono state le reazioni degli interessati? A nostro parere, il successivo comunicato di AC Lissone (che riportiamo qui sotto in versione integrale) viene costruito per sancire la qualità dei rapporti con l’Assessore allo sport, con i potenti in carica, lodando il Comune e garantendo l’esecuzione l’intervento sul campo da calcio.

A questo punto noi ne siamo ovviamente felici, e lo siamo non tanto per AC Lissone o per l’Assessore (già in campagna elettorale): lo siamo per i ragazzi e per gli atleti. Il campo a 11 si farà? Benissimo! Vuol dire che è ritornato nei radar! E così come per il campo da calcio di via Beltrame, vedremo i fatti e le realizzazioni e poi diremo la nostra.

Notiamo però che ultimamente alcune reazioni ci sembrano un po’ eccessive: lodi senza precedenti saranno così volontarie e disinteressate? Il dubbio è lecito. D’altra parte, che l’Amministrazione punti su alcuni sodalizi sportivi era già chiaro, anche senza palesi ringraziamenti. Certo che, se poi qualcuno chiama…

L’opera principe

Durante l’ultimo Consiglio comunale, alla domanda – ben posta – di Fabio Meroni che chiedeva quale sarebbe stata l’opera che avrebbe connotato i 5 anni della “sindacatura” Borella, hanno risposto ben 2 consiglieri. Due consiglieri che, pensando di regalare “perle”, finiscono invece con il rendersi ridicoli politicamente. Infatti, prima Marco Fossati (FI) e poi Matteo Lando (Lega) hanno affermato che l’opera principe “è e sarà” la riqualificazione del piazzale degli Umiliati, cioè della piazza Mercato. Dichiarazioni tassative e perentorie che non lasciano spazio a dubbi o ad altri scenari. Mah, forse pensano che il lavoro sia già stato fatto…

Più cauto, invece, è stato l’Assessore Bonafè. Dopo un affido della progettazione senza gara (ricorderete il costo della progettazione sotto il limite “di ben 50 euro scarse”) e dopo aver concesso “ben 17 giorni lavorativi” per rispondere al bando per l’affidamento dei lavori, ora si passa all’aggiudicazione, decisa da una Commissione nominata il 21 gennaio.

Il presidente della Commissione è il Dirigente del settore (colui che “non conosceva l’unico Studio di architettura invitato” ma magicamente assegnatario della progettazione) e poi ci sono due tecnici del settore e una figura con funzioni di segretariato dell’Ufficio gare del Comune. Dovranno esaminare BEN (e lo diciamo in senso ironico…) 4 proposte di altrettante aziende. L’importo dei lavori è rilevante, l’oggetto dei lavori pure: “trasformare l’uso della Piazza per sempre”, modificando i luoghi e la storia stessa della città.

Sicuramente la tempistica stretta è stata motivo di dissuasione dal partecipare, forse una scelta voluta. Vedremo a breve l’assegnazione, vedremo poi se qualcuno degli esclusi farà ricorso e solo dopo tutto questo la società prescelta dalla Commissione potrà cominciare i lavori. Secondo le previsioni, senza alcun intoppo, i lavori dovrebbero terminare pochi giorni prima dalle elezioni amministrative del 2027. Ma non sarà facile, visto i possibili ricorsi, le continue criticità climatiche, gli imprevisti…

L’unico che se ne è accorto è proprio l’assessore Bonafè, che ha ridimensionato l’opera classificandola come “un’opera come tutte le altre” e “anche se non dovesse essere pronta”, verrà poi terminata successivamente, come succede per altri lavori ordinari. E allora l’opera “principe” potrebbe restare un… “ranocchio”!

Di sicuro avremo invece dei disservizi: il trasloco del Mercato, delle Giostre, della Fiera, delle manifestazioni che sono attualmente ospitate dall’area Mercato, il cambio di viabilità… Ma per Lando e Fossati, la riqualificazione di piazzale degli Umiliati, per il solo fatto di averla programmata, sarà sicuramente realizzata entro fine mandato e sarà un grande risultato dell’amministrazione Borella. Peccato che forse non sarà proprio così…

Il limite

Nel corso dell’ultimo Consiglio Comunale il segretario della Lega di Lissone, Matteo Lando, ha preso la parola e si è detto stupito del fatto che spesso, fra i Consiglieri, si superi il limite. Il mitico Lando, che da Desio ora è “emigrato” a Lissone, ha detto che non gli è piaciuto l’attacco fuori microfono fatto dalla ex sindaca Concetta Monguzzi.

Sindaca per dieci anni, sempre presente, responsabile impeccabile della salute pubblica durante la pandemia, viene spesso accusata di non aver fatto, di non aver detto, di essere stata lì, immobile, per oltre 7.000 giorni… Affermare QUESTO è una vera vergogna! Oltre 100 opere in 10 anni, tantissimi risultati, tanto impegno e un ampio riconoscimento da parte dei cittadini.

Ma Lando non si è accorto di nulla. In Consiglio esordisce con toni ed interventi che il limite, spesso, non ce l’hanno proprio. Matteo è un “misto” tra un giovane Salvini ed un vecchio Paninformi, tra un seguace di Vannacci e qualche “commilitone”. E scimmiotta anche lo stile del presidente Roberto Perego, il grande “tutor”…

Matteo accusa e tuona:

– non avete fatto nulla
– abbiamo dovuto “raddrizzare” il Comune, i conti, il personale
– abbiamo vinto da soli la causa VEFER (e peccato non aver portato via la casa agli avversari politici…)
– abbiamo portato la sicurezza a Lissone, perché voi non avete fatto nulla; i “maranza” locali sono solo un problema di educazione familiare
– il paese (e crediamo non si rivolga all’Italia ma alla nostra città) ora è più bello, decoroso, pulito, sicuro e, grazie alla nostra assessora Serena Arrigoni, anche più ricco…

Insomma, il limite, lui e gli altri tre compagni leghisti, non lo superano mai… Nemmeno quando chiesero alla sindaca Borella di fare rivalsa su patrimonio/case dei precedenti amministratori (avendo già data per certa la sconfitta della causa con VEFER). Oppure quando proposero di rimandare in Africa, paragonandoli a dei “cammelli”, i bambini extracomunitari che frequentano i parchi giochi, oppure ancora quando citano eventi e situazioni del passato senza averne la conoscenza e neppure la decenza e il rispetto per chi ha dato tanto alla città e che, nelle ultime elezioni, ha avuto un plebiscito di voti: più di tutti e quattro i leghisti messi assieme! A Lissone Concetta Monguzzi è stata la donna più votata di sempre ma, evidentemente,

Matteo non lo sa e non gliene importa. Lui sì, ignorando il passato e magnificando un presente “ordinario”, rischia di superare il limite ad ogni suo intervento e di provocare reazioni in chi lo ascolta.

Non abbiamo sentito cosa abbia detto fuori microfono la consigliera Monguzzi a Lando ma, a fronte di tutto ciò, riteniamo che sia proprio LUI quello che dovrebbe darsi una regolata!

L’autocompiacimento come metodo di governo

Prima ancora che il Consiglio comunale del 22 gennaio entrasse nel merito del DUP, durante la fase delle comunicazioni, l’aula ha assistito a uno spettacolo ormai rodato: lunghi interventi di autocelebrazione da parte di alcuni Consiglieri di maggioranza, accuratamente scollegati dal documento che di lì a poco sarebbe stato discusso.

Mentre la minoranza si preparava a discutere il Documento Unico di Programmazione per quello che è – uno strumento che dovrebbe chiarire scelte, priorità, risorse e visione della città – dai banchi della Lega sono arrivati due interventi che del DUP non hanno detto praticamente nulla. In compenso, hanno detto moltissimo sull’idea di politica che questa maggioranza continua a praticare: propaganda permanente, autocompiacimento e una sorprendente allergia al confronto.

Il consigliere Massimiliano Paninforni ha offerto una prova tecnicamente ineccepibile di retorica istituzionale autoreferenziale: una sequenza ben scandita di parole rassicuranti (“serietà”, “coraggio”, “responsabilità”, “buon governo”), usate come certificazioni di qualità auto-rilasciate. Nessun dato, nessuna criticità, nessun dubbio. Il governo governa bene perché LUI lo afferma con convinzione, e tanto dovrebbe bastare.

Con l’intervento del consigliere Matteo Lando, invece, la comunicazione si è trasformata apertamente in esercizio di propaganda politica. Qui l’autocompiacimento è diventato racconto epico, la cronaca amministrativa si è mescolata alla mitologia di partito e, per qualche minuto, il Consiglio comunale ha assunto i contorni di una riunione di Sezione. Tra ringraziamenti rituali, “gufi” evocati come figure mitologiche e profezie di caduta puntualmente smentite dal calendario (“non mangiate il panettone”, “non mangiate la colomba”), ha preso forma un monologo con un solo vero collante: il passato, evocato ancora una volta come causa di ogni difficoltà presente.

Emblematica, in questo senso, il rivendicare la riqualificazione della piazza del mercato come “opera tutta nostra”. È vero: l’attuale Giunta ha elaborato un progetto su un’area che la precedente amministrazione aveva individuato come strategica ma non aveva fatto in tempo a cantierizzare. Ma qui finiscono le certezze e cominciano le zone d’ombra. Perché di questo progetto – affidato direttamente a uno studio milanese, senza bando e senza confronto pubblico – non si conoscono contenuti, tempi, impatti. Nessun rendering, nessuna discussione in Commissione, nessuna informazione chiara sul destino del mercato del lunedì, degli eventi tradizionali, delle manifestazioni sportive, delle storiche giostre della festa patronale, né sul futuro dell’ampio parcheggio oggi utilizzato dai cittadini. Si sa solo che verranno spesi milioni di euro. E, a quanto pare, dovrebbe bastare per chiedere fiducia.

Così, mentre nelle comunicazioni si celebra ciò che si dice di aver fatto, il Consiglio viene progressivamente svuotato della sua funzione principale: discutere, capire, controllare. Il DUP arriva dopo, ma il clima è già stato saturato da una narrazione autoreferenziale che scambia il governo per un monologo e il confronto per una seccatura.

C’è però un dato politico che merita di essere messo a fuoco. Una maggioranza che governa da quasi 4 anni e continua a parlare come se fosse ancora all’opposizione – attribuendo al passato ogni problema e a sé ogni merito – non sta solo evitando il confronto: sta rivelando una difficoltà evidente a riconoscersi come classe di governo. E questo, più di qualsiasi slogan, è forse il limite più serio che emerge da queste comunicazioni.