L’autocompiacimento come metodo di governo
Prima ancora che il Consiglio comunale del 22 gennaio entrasse nel merito del DUP, durante la fase delle comunicazioni, l’aula ha assistito a uno spettacolo ormai rodato: lunghi interventi di autocelebrazione da parte di alcuni Consiglieri di maggioranza, accuratamente scollegati dal documento che di lì a poco sarebbe stato discusso.
Mentre la minoranza si preparava a discutere il Documento Unico di Programmazione per quello che è – uno strumento che dovrebbe chiarire scelte, priorità, risorse e visione della città – dai banchi della Lega sono arrivati due interventi che del DUP non hanno detto praticamente nulla. In compenso, hanno detto moltissimo sull’idea di politica che questa maggioranza continua a praticare: propaganda permanente, autocompiacimento e una sorprendente allergia al confronto.
Il consigliere Massimiliano Paninforni ha offerto una prova tecnicamente ineccepibile di retorica istituzionale autoreferenziale: una sequenza ben scandita di parole rassicuranti (“serietà”, “coraggio”, “responsabilità”, “buon governo”), usate come certificazioni di qualità auto-rilasciate. Nessun dato, nessuna criticità, nessun dubbio. Il governo governa bene perché LUI lo afferma con convinzione, e tanto dovrebbe bastare.
Con l’intervento del consigliere Matteo Lando, invece, la comunicazione si è trasformata apertamente in esercizio di propaganda politica. Qui l’autocompiacimento è diventato racconto epico, la cronaca amministrativa si è mescolata alla mitologia di partito e, per qualche minuto, il Consiglio comunale ha assunto i contorni di una riunione di Sezione. Tra ringraziamenti rituali, “gufi” evocati come figure mitologiche e profezie di caduta puntualmente smentite dal calendario (“non mangiate il panettone”, “non mangiate la colomba”), ha preso forma un monologo con un solo vero collante: il passato, evocato ancora una volta come causa di ogni difficoltà presente.
Emblematica, in questo senso, il rivendicare la riqualificazione della piazza del mercato come “opera tutta nostra”. È vero: l’attuale Giunta ha elaborato un progetto su un’area che la precedente amministrazione aveva individuato come strategica ma non aveva fatto in tempo a cantierizzare. Ma qui finiscono le certezze e cominciano le zone d’ombra. Perché di questo progetto – affidato direttamente a uno studio milanese, senza bando e senza confronto pubblico – non si conoscono contenuti, tempi, impatti. Nessun rendering, nessuna discussione in Commissione, nessuna informazione chiara sul destino del mercato del lunedì, degli eventi tradizionali, delle manifestazioni sportive, delle storiche giostre della festa patronale, né sul futuro dell’ampio parcheggio oggi utilizzato dai cittadini. Si sa solo che verranno spesi milioni di euro. E, a quanto pare, dovrebbe bastare per chiedere fiducia.
Così, mentre nelle comunicazioni si celebra ciò che si dice di aver fatto, il Consiglio viene progressivamente svuotato della sua funzione principale: discutere, capire, controllare. Il DUP arriva dopo, ma il clima è già stato saturato da una narrazione autoreferenziale che scambia il governo per un monologo e il confronto per una seccatura.
C’è però un dato politico che merita di essere messo a fuoco. Una maggioranza che governa da quasi 4 anni e continua a parlare come se fosse ancora all’opposizione – attribuendo al passato ogni problema e a sé ogni merito – non sta solo evitando il confronto: sta rivelando una difficoltà evidente a riconoscersi come classe di governo. E questo, più di qualsiasi slogan, è forse il limite più serio che emerge da queste comunicazioni.



