Il teatro della politica che si inceppa
Durante il Consiglio comunale del 26 febbraio non si è assistito a un semplice inciampo procedurale: è andata in scena una maggioranza che discute di sé perché non riesce più a governarsi. Il presidente della Commissione IV, Andrea Carraretto, è finito al centro di un dibattito che avrebbe dovuto restare confinato nelle stanze della maggioranza. Convocazioni gestite con leggerezza, coordinamento fragile, comunicazioni che hanno irritato più di un alleato. Nulla di formalmente irregolare, ma molto di politicamente rivelatore.
I suoi fedeli alleati di maggioranza lo hanno “scaricato”, sia sulla chat della Commissione IV che in Consiglio. Massimiliano Paninforni (Lega) ha fatto un discorso “elegante” e severo al contempo: non bisogna subire Pedemontana, occorre confronto e dialogo, e serve maggiore impegno. Edoardo Pallavicini (FdI), che spesso interviene ed è dotato di eloquente dialettica, l’altra sera, durante le comunicazioni, è stato in silenzio. Un silenzio rumoroso che è peggio di un sottile discorso politico, un silenzio consiliare successivo a precedenti messaggi molto chiari. Ma Carraretto sembra non essersi reso conto di nulla: scaricato a sua insaputa…
Marino Nava, nei i suoi interventi, ha invece evidenziato – appunti alla mano – contraddizioni, tensioni, incoerenze. Non una polemica d’aula, ma una demolizione metodica del racconto di compattezza che la maggioranza continua a proporre.
Il punto non è tanto una commissione convocata alle 18: il punto è che la gestione interna sia diventata materia di confronto pubblico. Quando una coalizione è costretta a discutere in aula del proprio coordinamento, significa che quel coordinamento non esiste più o, peggio, non è mai esistito davvero.
Questa maggioranza è abilissima nel rivendicare, nel comunicare, nel presidiare ogni spazio mediatico. È campionessa di narrazione permanente, ma quando si tratta di esercitare la politica nel suo significato più alto – costruire equilibrio, governare le tensioni, evitare che le fratture diventino spettacolo – il meccanismo si inceppa.
La vicenda Carraretto, presidente Commissione IV, non è solo una grande “scivolata”, è anche un sintomo. Una maggioranza solida assorbe le divergenze e le ricompone prima che diventino argomento pubblico, mentre una maggioranza fragile le espone, le giustifica e le rincorre in aula. Il 26 febbraio, si è vista la seconda.
Ogni episodio interno diventa pubblico perché manca una regia politica capace di assorbire le tensioni prima che esplodano. Quando chi dovrebbe “dirigere l’orchestra” è costretto a inseguire le note stonate dei propri musicisti, non siamo davanti a un concerto: siamo davanti a una prova generale che finirà solo a maggio 2027…



