Noi abbiamo già vinto

Si conclude oggi una campagna elettorale a due facce: smorta e spenta a livello pubblico (specchio fedele della disaffezione dei cittadini alla politica in generale), spregiudicata e piena di falsità nel confronto “privato”, soprattutto sui social.

Domenica i lissonesi potranno scegliere tra due alternative molto diverse tra loro: da una parte il vecchio, che vorrebbe arraffare ciò che è stato suo per vent’anni, dall’altra il nuovo che è già cominciato.

Noi, gente del Listone e di Concetta Monguzzi, comunque abbiamo già vinto.
Abbiamo vinto perché abbiamo fermato il degrado inesorabile della città verso il cemento, abbiamo mantenuto fede ai nostri ideali senza cedere di un millimetro, abbiamo offerto a Lissone una vera alternativa rispetto al dominio dei poteri forti del denaro e delle lobby, abbiamo dato esempio di legalità, giustizia ed eguaglianza.

I lissonesi onesti ora hanno davanti una strada chiara e pulita sulla quale continuare il cammino e noi crediamo fermamente che lo faranno. Devono comunque essere fieri e grati dell’amministrazione che Concetta Monguzzi, la sua giunta, la sua maggioranza, la sua coalizione hanno dato per 5 anni a Lissone: noi abbiamo vinto!

Questione di “ospiti”

Una delle accuse (accuse?) che di solito gli avversari politici muovono contro le amministrazioni di centrosinistra è quella di essere troppo “morbide” nei confronti dell’ospitalità a profughi, migranti, stranieri in genere: che sarebbero i responsabili di una crescente insicurezza tra i cittadini.

E’ curioso (curioso?) invece che assai minore interesse venga rivolto ad altri ingombranti “ospiti” delle nostre città, sicuramente meno visibili ma incomparabilmente più potenti e pericolosi, come la mafia e la ‘ndrangheta. Associazioni a delinquere che di solito preferiscono le amministrazioni di centrodestra, se non altro perché queste ultime sono più “liberiste” e dunque attuano minori controlli sulle nuove attività commerciali: le più adatte, almeno qui in Brianza, per il riciclaggio e l’impiego del denaro ottenuto con la droga e le altre attività illecite.

Leggete questo raggelante reportage, riguardante città a noi vicine, e poi chiedetevi: ma non è che tutta questa “paura dello straniero” funziona anche da diversivo per dimenticarsi di certi altri “ospiti”?

Una tranquilla storia di ’ndrangheta in Brianza (Pagina99 – 18 giu 2017)

 

I travestimenti di Meroni

Il lupo vestito da agnello. E’ quasi divertente ascoltare il “faccia a faccia” promosso dal Giornale di Monza (oggi se ne troverà un resoconto scritto sul settimanale in edicola) tra Concetta Monguzzi e Fabio Meroni.

Quest’ultimo in vista del ballottaggio, dovendo conquistare i voti del ceto moderato, ha sentito il bisogno di smettere i panni a lui tanto cari dell’uomo forte per mascherarsi da mite pecorella… Così ne ha dette di belle.

La Ztl, ad esempio, per lui è un problema non perché i commercianti non la vogliono, no: perché, siccome ci sono duemila permessi di accesso (nota bene: solo per residenti e disabili!), adesso è ancora “una strada trafficata normalmente” e dunque pericolosa per i bambini! Sic! Ma che animo tenero…
E allora – direte voi – la chiuderà ancora di più: no, solo il sabato e la domenica.
Perché? Boh, vai a cercare la coerenza…

Ancora: le piste ciclabili. “Siamo stati i primi ad averle fatte”, afferma il grande manipolatore; però quella di via Pacinotti “grida allo scandalo”, perché “i ciclisti hanno diritto di essere tutelati e non devono essere a contatto con altri veicoli”; infatti secondo lui quella pista “bisognava farla in via Torricelli” (che appunto è più stretta, tanto per non “essere a contatto con altri veicoli”…).

Ma la perla maggiore è sull’urbanistica: qui Meroni abbandona il suo orgoglio, altre volte sbandierato, di cementificatore e sostiene letteralmente che con i leghisti al governo “tutte le costruzioni sono state fatte su aree dismesse. Punto. Le uniche aree verdi consumate sono quelle delle cooperative”.

L’agnellino dev’essersi dimenticato per esempio il Pii di via Giotto, l’Uovo del Ponte, via Isonzo, via don Monolo, via don Bernasconi – tutti ovviamente su aree verdi – per non parlare dei progetti già pronti e miracolosamente bloccati da noi: il pratone, le aree verso Santa Margherita, via Pacinotti, le aree oltre Valassina, il prato di zona mercato…

Insomma, come disse Cappuccetto rosso al lupo travestito: “Che bocca grande che hai!”. E’ per mentirvi meglio!

Così si prepara la torta Margherita

Santa Margherita deve avere la memoria un po’ corta. Al primo turno delle elezioni, infatti, i 4 seggi delle scuole De Amicis hanno registrato tutti la prevalenza del candidato Meroni su Concetta Monguzzi, in un seggio addirittura il leghista ha sfiorato il 50% dei consensi…

Ci sembra perciò bene ricordare ai concittadini della popolosa frazione che cosa hanno schivato all’ultimo momento grazie al Pgt dell’amminstrazione Monguzzi e che cosa probabilmente li aspetta, allorché scelgano di nuovo il cementificatore Fabio Mattoni: questi bei 6 palazzoni da 10 piani più altri 6 da 4 piani che vedete qui sotto per oltre 70.000 metri cubi, ovvero circa 300 appartamenti e mille abitanti in più…

Costruttore? Ditta Faletra, notabile provinciale Forza Italia.
Poi decidete voi.

L’aministrazone ferma una colata di cemento accogliendo anche l’osservazione degli ambientalisti de “L’osservatorio PTCP” (alternativaverde.it)

Ambito di Trasformazione 7 a Santa Margherita

Una casa per fare più cultura

Mentre gli altri sognano (d esempio Meroni che vorrebbe spostarci le Poste: peccato che le stesse non siano interessate a farlo…), noi agiamo già concretamente per un intelligente futuro possibile.

L’amministrazione Monguzzi ha infatti appena approvato una delibera che destina a 10 associazioni locali – in particolare musicali – gli spazi di Villa Magatti, ovvero l’ex Comune ed ex Asl, per farne la “Casa delle Culture”.

Si tratta di una location prestigiosa, centrale e tra l’altro già pronta, perché gli uffici dell’Azienda sanitaria quando nel 2015 si sono trasferiti nella ex Montana hanno lasciato gli ambienti in ordine, bisognosi solo di una rinfrescata; sono disponibili anche aule ampie per prove corali, teatrali, musicali.

In particolare, poi, i saloni affrescati del pianterreno saranno riservati all’uso pubblico come ulteriore sala per incontri e conferenze. Una soluzione per la “fame” di cultura lissonese così ottimale e gradita ai cittadini che gli avversari politici hanno cominciato a strepitare per presunte irregolarità burocratiche, che in realtà sono frutto solo della loro incompetenza amministrativa: logico, hanno accusato il bel colpo…

Casa delle culture, ecco come sarà (Il Cittadino – 17 giu 2017)

Chi mantiene chi

Alleluia. Con oltre sei mesi di ritardo, sono comparsi finalmente sul sito comunale i redditi dei consiglieri che avevamo segnalato come ancora mancanti, Stefano Battocchio e Daniela Ronchi. Dal poco che si capisce della dichiarazione di quest’ultima – è infatti una copia molto sbiadita, ma non era meglio gli anni precedenti – si deduce che la primatista delle preferenze della Lega Nord lissonese nonché consorte del candidato sindaco di centrodestra ha dichiarato nel 2016 un reddito negativo di 929 euro.

E’ la terza volta consecutiva: nel 2014 aveva dichiarato -5587 euro e nel 2015 -5511 euro. Niente di illecito, per carità, anzi: la signora è commerciante e tutti sappiamo come in questi tempi di crisi sia stato danneggiato il settore; tanto che – almeno da quel che si capisce – persino i gettoni di presenza accumulati ai Consigli e alle Commissioni comunali non bastano a portare il reddito sopra lo zero e dunque provvederà il marito (del quale pure ci piacerebbe conoscere il 730: ma il Comune di Camparada, del quale è stato fino a poco fa consigliere, contravvenendo alla legge non pare pubblichi i redditi dei suoi amministratori).

Perché però segnaliamo questi dati? Per un motivo squisitamente politico: abbiamo sentito moltissime volte la Lega Nord proclamare “prima aiutiamo gli italiani!” e la dichiarazione dei redditi di Ronchi è la dimostrazione che è proprio quello che fa lo Stato di “Roma ladrona” anche nei suoi confronti; negli ultimi tre anni, infatti, non avendo percepito reddito lei giustamente non ha dovuto versare l’Irpef e dunque gli altri hanno “aiutato” anche lei italiana, pagando al posto suo i servizi pubblici: sanità, strade, scuole, eccetera.

Ed è giusto che così avvenga: in uno Stato moderno e solidale si dà in proporzione alla propria ricchezza per “aiutare” quelli che – si spera momentaneamente – non hanno risorse.

Solo che bisognerebbe ricordarselo sempre, e non soltanto per strillare che le nostre tasse servono a mantenere gli stranieri.

Zombie & vecchie cariatidi

“Voltare pagina”? Sì, ma per tornare a rileggere i capitoli precedenti!
Se dovessimo prendere alla  lettera lo slogan usato da Fabio Meroni in questa campagna elettorale e confrontarlo con i risultati ottenuti nel voto, questo sarebbe il commento più pertinente.
Basta infatti vedere i primi in lista del centrodestra, quelli che comunque entreranno in Consiglio comunale, per vedere che si tratta sempre di vecchie cariatidi, il déjà vu della politica lissonese del passato: Daniela Ronchi, Ruggero Sala, Ambrogio Fossati (!), Ignazio Lo Faro, Daniele Fossati, Andrea Carraretto…
Questi sono i nomi “nuovi”, la gente che vorrebbe “voltare pagina”…. Già, ma all’indietro!
Si tratta infatti di persone che hanno votato senza batter ciglio la cementificazione più schifosa di Lissone; tipi che dai loro seguaci si fanno chiamare “capo” senza vergognarsi; venditori di promesse che al seggio segnavano su un quadernetto le presenze degli elettori “sicuri”, come ancora si fa in certe zone del Sud.
Sono volti che occupano le poltrone del potere da quasi 30 anni e tutti abbiamo visto come hanno ridotto Lissone, anche se ora vorrebbero rifarsi una verginità contando sul fatto che gli uomini hanno la memoria corta.
#risorge Lissone? Certo, ma è la resurrezione degli zombie.

Concetta: una vittoria molto “personale”

Oggi è d’obbligo una prima analisi del voto di domenica, almeno sommariamente. Preso atto del dato dell’astensione (che stupisce come numero, non come tendenza generale), cominciamo da “casa nostra”.

Il Listone perde il 3% rispetto al 2012, passando dal 10 circa al 7 circa: possiamo dire che ce l’aspettavamo?
E’ il frutto – purtroppo per noi avvelenato – della scissione avvenuta alcuni mesi fa di diversi importanti esponenti della lista civica, che hanno preferito correre da soli; in effetti il loro risultato, depurato dall’astensionismo, corrisponde in pratica a ciò che manca a noi. Peraltro buon risultato nelle preferenze degli assessori e consiglieri uscenti, capeggiati da Marino Nava con ben 160 preferenze.

Sempre per quando riguarda la coalizione del sindaco uscente, da sottolineare l’eccezionale exploit della lista Concetta Monguzzi Sindaco: oltre 6,5 % in più rispetto al passato, con un risultato globale che la classifica come secondo partito lissonese, dopo la “storica” Lega Nord. Senza far torto agli ottimi alfieri della lista, Alessandro Merlino e Alessia Tremolada, ci sembra di poter affermare che si tratta in gran parte di un successo personale di Concetta, che è confermato dai quasi 500 voti disgiunti (coloro che hanno votato una lista di centrodestra, ma lei come candidata sindaco).

Il Pd si conferma in tutti i sensi sui livelli di 5 anni or sono, salendo di poco in percentuale e scendendo di poco in cifra assoluta; buoni anche qui i risultati dei “vecchi”: il vicesindaco Talarico, il presidente del Consiglio Perego e l’assessore Colnaghi.

Infine Lissone Bene Comune si attesta con lieve calo sui numeri totalizzati nel 2012 da Sel.

Nel complesso, Monguzzi realizza 5964 voti con le liste e 6431 con i disgiunti, ovvero il 37,36%; nel 2012 erano stati 7272, per un 38,09%, ma con avversari nettamente più facili e il vantaggio della “novità”.

(Domani si continua…)

Grazie elettori! Ora il colpo finale

Il primo step è stato superato, Concetta Monguzzi si trova sicura sulla rampa di lancio verso il secondo mandato: il suo risultato elettorale eguaglia infatti quello ottenuto nelle scorse elezioni del 2012, ma con un clima allora nettamente diverso, una lista d’appoggio in meno (che ora si è schierata da sola) e contro un centrodestra tornato compatto.

La distanza di poco più di due punti percentuali è dunque assolutamente colmabile, purché le altre liste escluse ragionino secondo coscienza e facciano ciò che hanno sempre dimostrato di volere durante la campagna elettorale: ovvero contrastare il super-costruttore e vetero politicante Fabio Meroni.

Non c’è nemmeno bisogno di spiegarlo: vorremmo vedere, per esempio, i Cinquestelle che dicono “no” al grande pericolo di un leghista che si è vantato di voler cementificare ancora di più Lissone; vorremmo che le liste civiche di Roberto Perego, con le quali c’è consonanza su parecchi punti di programma, ne traessero le conseguenze per il vero bene comune della collettività; vorremmo che Lissone la mia Città valutasse realisticamente i rischi di un centrodestra affarista e non trasparente; vorremmo che il simpatico candidato dei Comunisti invitasse i suoi a scegliere la coalizione più a sinistra.

Non è un appello: è una chiara scelta di parte, perché adesso sono due e soltanto due le decisioni possibili (a parte l’astensione, che comunque sarebbe a favore del più forte).
O di qua o di là, e non ci sono scuse: chi sceglierà Meroni, saprà a chi consegna Lissone.