Lissone - Consiglio comunale

Un Consiglio comunale tragicomico

In una calda serata estiva, mentre Lissone attendeva forse risposte su verde, scuole, traffico e servizi… la maggioranza di destra ha pensato bene di servire all’aula un piatto freddo: la richiesta di dimissioni del consigliere Luca De Vincentis per “comportamenti contrari al decoro”. Ma il piatto, diciamolo, era più indigesto del previsto.

L’accusa era tanto roboante quanto inconsistente: presunti atteggiamenti aggressivi in Consiglio, un diverbio al bar del Comune (parliamo di bar, non di aula consiliare), e perfino una polemica di un anno prima, riesumata come prova regina. Roba da “Chi l’ha visto?” in versione Pro Loco.

Il capolavoro? La firma di Daniele Fossati (Lissone in Movimento), che ha denunciato pubblicamente di non aver mai firmato quella mozione. Un piccolo caso di “falsificazione politica” che nemmeno nei consigli scolastici. Ma tant’è, per la maggioranza tutto è lecito in nome del silenziare chi dissente.

Nel frattempo, il presidente Perego si è distinto per il suo aplomb democratico: ha negato la visione del video della seduta incriminata (pur citandone liberamente il contenuto!) e ha fatto espellere il padre di De Vincentis dall’aula, colpevole di voler vedere con i suoi occhi il video di ciò che veniva raccontato a sproposito. Una scena degna della peggior satira istituzionale, con la polizia municipale ad accompagnare fuori chi chiedeva verità.

Tra i momenti di alta tragicommedia:

  • Stefano Arosio, in una memorabile imitazione del presidente (da standing ovation), ha ridicolizzato l’intera vicenda.
  • Massimiliano Paninforni ha letto con tono austero un comunicato che pareva un verbale dell’ONU, dimenticando però che lui stesso non c’entrava nulla coi fatti.
  • Matteo Lando, per non farsi mancare nulla, ha scomodato lo psicologo e scrittore Daniel Goleman con la sua Intelligenza emotiva, nel tentativo di etichettare Luca come inadeguato: un tripudio di ridicolo travestito da cultura.

E poi c’era la Sindaca Borella: solenne, offesa, moraleggiante. Condannava i toni alti del passato, che oggi diventano “intimidazioni”. Come dire: quel che prima era politica, oggi è reato.

Nel deserto del pensiero, la minoranza ha brillato: Concetta Monguzzi, Marino Nava, Fabio Meroni, Mattia Gelosa, Paolo Rivolta – e naturalmente Luca De Vincentis – hanno smontato, uno per uno, tutti gli elementi della mozione, restituendo ai cittadini una fotografia vera: quella di una maggioranza che non regge il confronto e che, non potendo rispondere politicamente, tenta il colpo personale.

L’ordine del giorno è passato, sì, ma ancora una volta senza compattezza: Daniele Fossati e Stefano Arosio hanno votato contro. Carraretto, protagonista della mozione, ha evitato perfino di esprimersi. Il boomerang è servito.

Chi pensava di zittire una voce, ha finito per amplificarla.
Chi voleva dare una lezione, ha preso uno schiaffo dalla realtà.
Chi invocava il decoro, ha mostrato tutta la sua miseria istituzionale.

E mentre Lissone assiste, incredula, a questa pantomima di potere e vendetta, noi del Listone continuiamo a fare ciò che la politica dovrebbe fare sempre: parlare ai cittadini, con la verità.