Un gelso di 200 anni
C’era una volta una pianta di gelso (o “murùn”, in dialetto brianzolo) che aveva la bellezza di 200 anni. Sì, non 2 o 20 ma 200 anni! Si trovava in via Garibaldi al numero 31, a Lissone. Una pianta tipica del nostro territorio, piuttosto bassa, ma che aveva resistito a due guerre mondiali, alle varie capitozzature umane, alle stagioni più rigide, ai forti temporali, a periodi di siccità e ai tanti momenti critici della sua lunga vita…
Usiamo i verbi al passato – e non al presente – perché, nonostante oggi sia ancora lì, a breve potrebbe non esserci più. L’uomo (o la donna) del nostro tempo ha deciso: quella pianta di gelso sarà abbattuta, la legna sarà smaltita o bruciata, i proprietari pagheranno quanto dovuto per l’intervento e sarà tutto finito.
Certo, l’albero ha dei problemi (dicono sia classificato in classe D, cioè da abbattere), forse anche per l’età e per le potature subite nel tempo e sarebbe pericoloso se, durante un temporale o in altra situazione, dovesse cadere del tutto o in parte.
La decisione dei proprietari (pare dopo un lungo dibattito) è stata quella di procedere all’abbattimento, e senza nemmeno la possibilità di ripiantare un altro gelso al suo posto perché – secondo quanto espressamente decretato dagli uffici comunali – lì, un altro gelso, non si può piantare.
Noi pensiamo che si debba far di tutto per cercare di salvare questa pianta: si debba curarlo, nei limiti del possibile, e sostenerlo con opportuna picchettatura per evitare che possa causare danni.
Alcune città a noi vicine sono invece orgogliose dei loro gelsi centenari e hanno regolamenti e progetti per tutelare gli esemplari storici. Ad esempio Agrate (gelso di 400 anni), Giussano (oltre 100 anni), Bellusco (di età non nota) e Monza (un filare di gelsi).
Cerchiamo anche noi di tener vivo questo nostro gelso, pianta tipica e memoria del nostro territorio, spettatore silenzioso di 200 anni di vita lissonese e che ancora dà ombra, ossigeno e ristoro in una zona centrale della nostra città. Visto il clima torrido di questo inizio d’estate e quello che ci si prospetta per il futuro, è importante salvaguardare il (poco) verde che abbiamo a disposizione.
Riteniamo che il verde privato sia anche un bene comune, e per questo effettueremo un accesso agli atti per capirne di più e valutare meglio la situazione.



