Cara sindaca ti scrivo…
Sono Giulio, ero un ragazzo italiano di 28 anni, ero un dottorando dell’Università di Cambridge e nel 2016, al Cairo, mi hanno prima sequestrato, poi torturato e poi, alla fine, ucciso.
Della mia morte nessuno in Italia sa ancora la verità. Il nostro Paese, la mia famiglia, milioni di italiani aspettano e sperano che finalmente si sappia cosa è successo e chi mi ha rapito, torturato e ucciso.
Sono trascorsi 10 anni e “mi hanno detto” che la sua Amministrazione ha arrotolato e “archiviato” lo striscione con la scritta “VERITÀ PER GIULIO REGENI”. Era affisso sulla Biblioteca comunale – luogo di cultura, di formazione, di scambio e di incontro – ed è stato tolto per far posto ad un altro striscione che pubblicizza un’iniziativa del FuoriSalone..
Cara Sindaca (mi permetto di darti del tu, penso di averne il diritto), penso che tu abbia proprio sbagliato: prima a farlo rimuovere e poi anche a non intervenire subito per correggere l’errore. “Mi dicono” che c’è stata discussione su questo, in Consiglio comunale: tu sorda, ferma e addirittura offesa dalla presentazione dell’Ordine del giorno che ne chiedeva il ripristino.
Offesa, ma non una parola sull’intenzione di esporre di nuovo lo striscione; se non subito, magari al termine del FuoriSalone. Dagli interventi dei tuoi “uomini di punta”, invece, sembrava trasparire la volontà – anche a mostra conclusa – di lasciare “arrotolata” la richiesta di verità legata alla mia morte. “Vedremo poi cosa fare…” non esprime esattamente la volontà di riparare ad una “leggerezza” (come è stata definita con un eufemismo la rimozione dello striscione).
Il mio striscione è un po’ come una “pietra di inciampo”: una memoria e un monito per il futuro. Ti invito a riflettere, ad usare il buon senso e, soprattutto, ad essere la Sindaca di tutti, anche la mi sindaca, visto che sei un’istituzione della Repubblica. Per governare serve lungimiranza, empatia e anche saper tener nel giusto conto le diverse sensibilità. Immagino che moltissimi lissonesi non siano per nulla d’accordo con la rimozione (temporanea o addirittura definitiva) dello striscione giallo di Amnesty International che invoca verità e giustizia per la mia sorte.
Cara Sindaca, penso che chi ha “arrotolato” lo striscione abbia scritto una brutta pagina della storia di Lissone, e chi accetta in silenzio fa ancora peggio. E, come mi dicono si usi dire da voi, “tanto ti dovevo”.
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Lo striscione sul Palazzo della Biblioteca è un simbolo, e come tale ribadisce l’impegno per la ricerca della verità, la responsabilità di lottare contro torture e sevizie disumane, la vicinanza ai giovani che con tenacia e passione desiderano e lottano per la giustizia.
PS: Agli affezionati lettori di maggioranza, precisiamo che quella sopra è una lettera “non scritta di pugno”.



