Altrove: dal Congo di Luca Attanasio all’Africa che cambia
“Altrove” è una parola che può significare molte cose. Può indicare un luogo lontano, ma anche la volontà di guardare oltre ciò che conosciamo. È proprio “altrove” che ha portato il pubblico la prima serata dell’omonima rassegna culturale, organizzata dal Comune di Lissone nella Biblioteca civica e dedicata a Luca Attanasio, ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo, ucciso il 22 febbraio 2021 insieme al carabiniere Vittorio Iacovacci e all’autista Mustapha Milambo.
A raccontare Luca è stato innanzitutto il padre Salvatore, partendo dal ragazzo caparbio che riuscì ad arrivare alla Bocconi, laureandosi con lode e che lasciò un lavoro avviato verso una brillante carriera per dedicarsi agli studi diplomatici. Una scelta che avrebbe segnato tutta la sua vita professionale, fino all’incarico di ambasciatore in Congo.
Poi il racconto è diventato quello di un Paese. Evelyne Kasongo, giovane attivista congolese per i diritti umani residente in Italia, ha ripercorso la storia coloniale e le drammatiche condizioni della Repubblica Democratica del Congo. Un territorio vasto circa otto volte l’Italia, con una ricchezza mineraria straordinaria e una popolazione ancora segnata da estrema povertà, sfruttamento e violenze. Coltan, cobalto, rame, oro, sono risorse indispensabili anche per la tecnologia che utilizziamo ogni giorno, ma che troppo spesso non hanno prodotto benessere per chi vive sopra quelle ricchezze.
Evelyne ha ricordato anche le atrocità subite dalle donne e la violenza utilizzata nei conflitti come strumento di sopraffazione. In questo contesto, ha sottolineato il valore dell’impegno di Luca Attanasio, diplomatico che aveva scelto di conoscere da vicino la realtà del Paese e di occuparsi concretamente delle persone che lo abitavano.
È stato quindi ancora Salvatore Attanasio a tornare sulla morte del figlio e sulle domande che, dopo oltre cinque anni, attendono ancora risposta. Ha contestato la ricostruzione di un semplice tentativo di sequestro, richiamando testimonianze e perizie che, a suo giudizio, delineano una vicenda molto più complessa. Ha parlato dei procedimenti giudiziari: quello celebrato in Congo, nel quale lo Stato italiano si costituì parte civile e che portò alla condanna all’ergastolo di sei cittadini congolesi e quello italiano, conclusosi nel 2024 con un non luogo a procedere per il riconoscimento dell’immunità funzionale a due funzionari del Programma alimentare mondiale. In Italia lo Stato non si costituì parte civile e non chiese la revoca dell’immunità. Ancora oggi non esiste una risposta giudiziaria definitiva sui mandanti e sulle ragioni dell’assassinio.
La domanda di una signora del pubblico ha infine aperto un’ultima prospettiva. Evelyne ha raccontato di un’Africa che sta cambiando rapidamente, sempre meno disposta ad accettare i rapporti di dipendenza del passato e sempre più alla ricerca di nuovi interlocutori. Cina e Russia – ha spiegato – stanno aumentando la propria presenza economica nel continente, sfruttandone come altri le immense risorse ma offrendo, nella sua lettura, anche occasioni di sviluppo e maggiore autonomia.
Uno scenario sul quale si può discutere, ma che i cambiamenti geopolitici di questi anni rendono tutt’altro che improbabile. Forse è proprio questo il significato più interessante di “Altrove”: partire dalla storia di un uomo, attraversare la tragedia di un Paese e finire per guardare un mondo che sta cambiando.



