Riceviamo e pubblichiamo (con qualche domanda in più)
Riceviamo da alcuni cittadini di Lissone – zona stazione, tra le vie Luini, Carducci e Matteotti – una segnalazione che, più che una notizia, è ormai una consuetudine. E come tutte le cattive abitudini, anche questa sembra difficile da estirpare.
Ci viene descritto un tavolo in acciaio con piano in vetro frantumato, abbandonato in via Luini da oltre due settimane: non un oggetto dimenticato, ma un ingombrante e pericoloso reperto urbano, di quelli che trasformano il passaggio quotidiano in uno slalom tra i rifiuti e il rischio concreto di farsi male, soprattutto per bambini e animali.
Ben tre telefonate a Gelsia Ambiente: rassicurazioni ricevute, interventi promessi. Risultato: il tavolo è ancora lì, immobile e presente, più affidabile lui del servizio che dovrebbe rimuoverlo.
Inoltre, all’altezza del civico 6, lato ferrovia, sono segnalati sfalci di vegetazione depositati in quella che, con notevole generosità lessicale, viene definita “aiuola”, ma che appare piuttosto come un piccolo manifesto dell’incuria, dove il verde pubblico è in totale abbandono. Il quadro si completa con criticità ormai ricorrenti: pulizia stradale che salta, cestini portarifiuti non svuotati, rifiuti abbandonati che da eccezione diventano presenza stabile. Non si tratta più di episodi, ma di una modalità consolidata.
Quando i cittadini – con oltre 80 firme in una petizione protocollata lo scorso luglio – hanno chiesto l’installazione di sistemi di videosorveglianza in un’area sensibile come quella della stazione, la risposta è stata quella già vista: disponibilità all’ascolto, incontro istituzionale, dichiarazioni. Ma nessun esito concreto, nessuna telecamera, nessun cambiamento… Anzi, in assenza di strumenti di prevenzione e controllo, l’abbandono dei rifiuti finisce per diventare una pratica di fatto tollerata.
A noi resta quindi una domanda semplice: chi governa davvero questo servizio? Se il gestore non interviene, qualcuno dovrebbe pretenderlo; se le segnalazioni restano senza seguito, qualcuno dovrebbe garantirne l’efficacia; se il degrado avanza, qualcuno dovrebbe assumersi la responsabilità di fermarlo. Diversamente, si rischia di accettare un modello in cui il decoro urbano è affidato alla pazienza dei cittadini e alla resistenza dei rifiuti.
Il Listone continuerà a seguire la vicenda, perché tra un oggetto abbandonato e una città che rischia di esserlo, la distanza è molto più breve di quanto si voglia ammettere.



