Nell’ultimo Consiglio comunale, tra i molti argomenti e le digressioni (alcune veramente straordinarie…) delle quali tratteremo nei prossimi giorni, vogliamo oggi evidenziare l’intervento della nostra ex sindaca, Concetta Monguzzi.
Ricordiamo che ha governato la città negli anni della crisi economica degli enti locali, dei tagli lineari, delle risorse ridotte all’osso. E, soprattutto, ha governato durante il Covid, quando in Lombardia si contavano i camion dell’esercito e le telefonate notturne erano per comunicare un altro lutto, non certo per discutere di orari di Commissione. In quei mesi non c’erano comitati, post polemici o chat incendiate: c’erano decisioni difficili da prendere e cittadini da proteggere.
Nel suo intervento non c’era solo la difesa di un’azione amministrativa: c’era piuttosto l’amarezza di chi vede semplificare, banalizzare e derubricare a “nulla” dieci anni di continuo e intenso lavoro.
C’era la rabbia composta di chi ha retto l’urto delle emergenze vere, e oggi assiste a una politica che scambia l’ordinaria manutenzione per “epopea” e una piazza per “destino storico”. La voce, a tratti, si è incrinata. Non per debolezza, ma per delusione. Perché, quando hai portato il peso di scelte difficili e senti raccontare che “non è stato fatto nulla”, non stai ascoltando una critica politica: stai ascoltando un’amnesia selettiva.
E in quell’amarezza c’era qualcosa che in aula si sente sempre meno: l’amore autentico di chi ama la propria città. Amore che ci sembra manchi al team Borella, il quale abbonda, invece, di propaganda.
