Lissone - Municipio

La minoranza che lavora

C’è una strana sindrome che colpisce periodicamente questa maggioranza: ogni volta che la minoranza svolge il proprio ruolo istituzionale, qualcuno si sente attaccato, messo sotto accusa o, come si dice, “preso in castagna”. È successo anche nel Consiglio comunale del 18 dicembre, a proposito della mozione PNRR sugli interventi antincendio e di messa in sicurezza delle scuole.

Secondo il consigliere Marco Fossati, quella mozione sarebbe stata una sorta di trappola politica. Peccato che i fatti – quelle fastidiose cose che non si piegano alle interpretazioni – raccontino tutt’altro. La mozione è stata infatti protocollata il 3 dicembre, quando i termini per presentare le domande scadevano il 15 dicembre. Se davvero l’intento fosse stato quello di cogliere la Giunta in fallo, sarebbe bastato protocollare la mozione qualche giorno dopo… Invece la minoranza ha scelto di muoversi per tempo, con un obiettivo semplice e dichiarato: richiamare l’attenzione su un’opportunità utile alla città e al suo bilancio.

La Giunta ha comunque presentato una sua richiesta nei termini, limitata a un solo edificio scolastico. L’assessore Oscar Bonafè ha chiarito che gli altri due plessi, pur bisognosi di interventi, richiedono lavori di importo superiore ai 140 mila euro e quindi sono soggetti a procedure di gara pubblica incompatibili con le tempistiche del bando; spiegazione che la minoranza ha accolto, ritenendola corretta. Un comportamento piuttosto singolare, per chi sarebbe animato da intenti polemici.

Il problema, evidentemente, non è il merito delle questioni, ma l’idea stessa che la minoranza eserciti il proprio ruolo senza timori reverenziali. Così, per la maggioranza, una mozione informativa diventa un attacco, un promemoria istituzionale una provocazione.

In questo clima si inserisce l’intervento del consigliere leghista Massimiliano Paninforni, che ha colto l’occasione per commentare con “piena e profonda soddisfazione” l’assoluzione di Matteo Salvini nel caso Open Arms, parlando di processo politico, magistratura ideologizzata e volontà popolare tradita. Un intervento dal forte sapore sovranista, condito con la consueta retorica da campagna elettorale permanente, che lascia però aperta una domanda piuttosto semplice: che relazione ha tutto questo con l’amministrazione di Lissone? Il contrasto resta evidente: da una parte chi lavora su atti, scadenze e opportunità concrete; dall’altra chi preferisce la rivendicazione continua, il vittimismo politico e i comizi fuori contesto.

La minoranza continuerà a fare ciò che le compete: proporre, vigilare, segnalare occasioni utili alla città e riconoscere i risultati quando arrivano. Se questo viene vissuto come un fastidio, non è un problema politico della minoranza, ma una difficoltà di chi confonde il governo della città con una perenne campagna elettorale.