La mannaia prima ancora di cominciare
Settembre è arrivato e la prima seduta del Consiglio comunale ha già fornito materiale sufficiente per capire che il copione non è cambiato: quando una questione rischia di diventare davvero politica, ecco che arriva “la procedura” a mettere tutto a posto. Il tema del Luna Park della sagra lissonese ne è l’esempio perfetto.
A luglio, la richiesta di rinviare l’avvio dei lavori di Piazza Mercato – quanto bastava per salvare la Festa di Lissone – era arrivata da Daniele Fossati e la minoranza ha accolto con favore la proposta, ritenendo sensato discuterne. La Presidenza del Consiglio, però, dichiarò “non urgente” questo ordine del giorno e ora, quando finalmente l’argomento è arrivato in Aula, il cantiere è già stato consegnato per l’inizio lavori e quindi la maggioranza ha presentato in questo Consiglio comunale una pregiudiziale.
A cassare con orgoglio ogni discussione è stato Matteo Lando (Lega): ormai è troppo tardi, il contratto è firmato e il Comune non può più rinviare i lavori. È una nostra scelta di non fare le giostre quest’anno. Punto.
E qui sta il vero capolavoro politico: prima non se ne discute perché non ci sono i requisiti per discuterne, poi non se ne discute perché è troppo tardi per farlo. Veramente geniale!
Perché il punto non è stabilire qui se la pregiudiziale sia giuridicamente fondata. Il punto è un altro: chi ha deciso che quella questione non dovesse essere discussa quando era ancora politicamente discutibile? La risposta è scritta negli atti: il Presidente del Consiglio comunale, Roberto Perego.
È proprio qui che il Regolamento diventa una ghigliottina istituzionale e non serve più a ordinare la discussione, ma a stabilire preventivamente quali questioni possono arrivare al confronto e quali possono essere lasciate maturare fino a diventare, guarda caso, non più discutibili. Non è una questione di simpatie o antipatie, ma è una questione di metodo e il metodo produce un risultato politico preciso: la minoranza non viene necessariamente battuta nel merito, semmai viene privata del merito.
Tra i diversi interventi arrivati dai banchi della minoranza – tutti concordi nel sottolineare il problema – il notro consigliere Marino Nava ha centrato il punto: magari dietro questa scelta non c’era alcuna strategia. Magari. Ma il risultato è esattamente quello: quando finalmente si arriva in Aula, la decisione politica è già stata resa irreversibile dai fatti.
Dai banchi dell’opposizione è arrivata anche un’altra considerazione che merita di essere citata: la scelta di fare o non fare la Sagra era, prima di tutto, una scelta politica. Non si trattava di chiedere all’Amministrazione di violare un contratto, ma di domandarsi se fosse stato opportuno arrivare a quel contratto in quel momento. Una domanda che, se a luglio poteva ancora essere posta e discussa, a settembre, invece, la risposta era già stata scritta dal cantiere.
La politica doveva sostituirsi agli avvocati; invece gli avvocati si sono sostituiti alla politica.
Abbiamo già imparato la lezione nella prima seduta. Marco Fossati (Forza Italia) può continuare la sua personale crociata contro Bonaccini, il PD e, ormai per estensione, contro la sinistra tutta. Un’ossessione che sembra avere trovato nel Consiglio comunale il luogo ideale per essere coltivata con ostinata puntualità. Peccato che, mentre combatte le sue battaglie nazionali, a Lissone ci siano cittadini che aspettano risposte molto più prosaiche, semplicemente un medico di famiglia, una strada decente, un po’ di verde, una Sagra…
Per il resto, tranquilli, il regolamento provvede. A Lissone la politica può aspettare. La ghigliottina regolamentare, invece, è sempre puntuale.



