Lissonesi, altro che bruscolini…

Ci saremmo aspettati un titolone a tutta pagina, come è stato fatto per i redditi di consiglieri e assessori lissonesi da un’altra testata giornalistica locale, ma evidentemente questa notizia non è abbastanza “sensazionale”; quindi lo facciamo noi: “Ben 238 lissonesi guadagnano più di 120.000 euro all’anno!
Bravi loro, che con la fatica quotidiana riescono a garantirsi un meritato reddito che li pone nella fascia di reddito più alta della popolazione italiana.

Ma questo è solo uno dei dati che si ricavano dalle statistiche fornite dal Dipartimento delle Finanze relative alle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2017. A partire dall’articolo pubblicato lo scorso sabato sul Cittadino, siamo entrati più nel dettaglio e, per quanto riguarda Lissone, possiamo evidenziare che 18.066 contribuenti sono lavoratori dipendenti, 9.566 sono pensionati , 622 sono lavoratori autonomi.

L’imponibile totale è di 711.526.206 euro e corrisponde ad un reddito medio di 23.079 euro, con un incremento di 113 euro rispetto all’anno precedente. Certo, siamo ben lontani dalla media di 32.903 euro dichiarati dai cittadini di Vedano al Lambro (notoriamente “i più ricchi della Brianza”) ma se ci confrontiamo con i comuni abbastanza simili per estensione e popolazione come Desio e Seregno, ci posizioniamo a metà classifica.

Non vogliamo guardare in tasca ai nostri concittadini ma ci sembra che il nostro Comune non sia “esagerato” nel metter le mani nelle tasche dei lissonesi. Siamo tra i primi, infatti, per la percentuale di addizionale comunale IRPEF più bassa:  con un’aliquota fissa dello 0.59% (ben lontana dal tetto massimo fissato dalla legge dello 0,8%!) e con un’esenzione fino a 13.000 euro, il comune il Comune di Lissone incassa 3.807.575 euro.
Una percentuale che va a beneficio di tutti. Anche di chi è benestante.

I più ricchi abitano a Vedano. E Macherio sorpassa Lissone (Cittadino – 7 apr 2018)
Tabella redditi dei comuni di Monza e Brianza (Cittadino – 7 apr 2018)

Casa di Riposo: il bilancio può attendere

Confessiamo che qualche volta ci dispiace avere sempre ragione: preferiremmo, per il bene della nostra città, che i fatti ci dessero torto su alcune fosche previsioni. Ma del resto è così facile intuire cosa accadrà in certi casi. Infatti anche stavolta ve l’avevamo anticipato: il Consiglio di amministrazione della Casa di riposo sta facendo melina in attesa del… “messia” che potrebbe rinnovargli le poltrone.

Alcuni membri del suddetto Cda (700 euro mensili di emolumenti a testa, eccetto il parroco che ha rinunciato e tre consiglieri che da tempo si sono autoridotti lo stipendio), fanno infatti costantemente saltare le riunioni di approvazione del bilancio, dopo il quale loro dovrebbero lasciare il posto ai successori nominati dal sindaco e secondo il nuovo statuto che ne riduce il numero da 9 a 5.

Ma il termine ultimo per l’adempimento è il 30 giugno e a quell’epoca – chissà mai – potrebbe esserci anche una nuova amministrazione più “amichevole”…

Nota a margine: due membri del suddetto Cda, Riccardo Tognon e Antonio Mezzatesta, sono in lista con Fabio Meroni.

E siamo pure costati molto meno

Più di un quarto in meno: questo è il conto finale dei costi della politica lissonese. Rispetto al recente passato l’amministrazione Monguzzi ha risparmiato circa un quarto per il suo funzionamento, calcolando gli emolumenti dovuti a sindaco, assessori e consiglieri comunali, ed è scesa da una spesa (per 4 anni e mezzo) di oltre un milione e 200mila euro a circa 945.000 euro. Lo dimostra questa tabella comparativa.

Il merito principale è senz’altro dovuto alla diminuzione degli assessori da 10 a 7, prescritta per legge; ma leggendo l’interessante tabella si noterà pure che – generalmente – i membri della precedente legislatura percepivano parecchio di più di quanto ricevono quelli dell’attuale, in quanto lavoratori in proprio e dunque con diritto a maggiori emolumenti.

Il confronto tra sindaci invece pesa a sfavore dell’attuale primo cittadino a causa degli oneri riflessi, che il Comune deve pagare al posto del datore di lavoro (Concetta Monguzzi è infatti in aspettativa). Precisiamo, ad onor del vero, che lo stipendio netto di Concetta Monguzzi ammonta a 2.250 euro mensili, senza la tredicesima.

Anche per quanto riguarda i gettoni di presenza corrisposti ai consiglieri comunali, l’attuale amministrazione appare più risparmiosa della precedente: 20.000 euro in meno per i Consigli e circa 4.000 per le Commissioni; la cosa è dovuta alla diminuzione del numero di consiglieri (da 30 a 24) e probabilmente anche al drastico taglio dei “doppi gettoni”, che scattavano quando si superava la mezzanotte.

Il massimo risparmio riguarda comunque la Giunta: anche contando i rimborsi versati dal Comune ai datori di lavoro per i permessi retribuiti degli assessori lavoratori dipendenti (circa 60.000 euro in 4,5 anni per l’attuale Giunta), la spesa è scesa di oltre un terzo, con una media di retribuzione per singolo assessore che toccava i 15.879 euro annui nell’amministrazione Fossati ed è calata a 12.266 per l’attuale.

E questi sono i compnsi netti:
Costi della politica: pubbliche le cifre relative ai compensi percepiti da Sindaco e Giunta nel periodo 2012-2016
(Comunicato stampa – 16 marzo 2017)

Intanto, mentre a Lissone le spese diminuiscono, a Vimercate raddoppiano… .

I veri onori e gli oneri del cemento

Dicono tutti che gli oneri di urbanizzazione sono indispensabili per permettere a un Comune di fare investimenti. Dicono tutti che è per questo che le amministrazioni permettono così tante costruzioni. Lo dicono tutti; ma non è vero.

Lo dimostra l’esperienza della Giunta Monguzzi, che in questi 5 anni ha addirittura triplicato gli investimenti “in conto capitale” (quelli che servono per finanziare le nuove opere pubbliche) pur con oneri assolutamente “normali” e senza dover concedere enormi permessi di costruzione.

Come ha documentato l’assessore Colnaghi, presentando l’altra sera il bilancio di previsione 2017, questi investimenti a Lissone sono stati di 1,8 milioni circa nel 2014 e sono saliti a ben 6,3 milioni nel 2016: il tutto senza contrarre debiti o mutui e derivando meno di un milione dagli oneri urbanistici.

Dunque quelli che in passato hanno promosso ciclopici piani edilizi “perché sennò non ci sono i soldi per fare le opere che servono alla città” non dicevano il vero: o per pigrizia nel cercare fondi alternativi, oppure perché volevano favorire i costruttori. Punto.

Una bufala sul web

Ormai sono di moda le “fake news”, ovvero le bugie spacciate su Internet. Una piccola fake news ha interessato nei giorni scorsi anche Lissone, spacciata da un paio di siti politici locali: il Comune sarebbe stato colpevole di aver “dimenticato” di pagare 3,5 euro (sì, avete letto bene: tre euro e mezzo) per rinnovare il dominio del portale a suo tempo costituito per promuovere il commercio elettronico delle ditte lissonesi.

Ora un puntuale comunicato dell’Amministrazione ristabilisce la verità (vedi “Portale DUC «Lissoneonline.it», nessuno spreco“): non si è trattato per nulla di una sbadata “dimenticanza”, ma di una deliberata scelta.

Il portale non funzionava affatto, perché non è più lo strumento giusto per vendere on line.
Forse lo era una decina di anni fa, quando la precedente Giunta lo promosse grazie ai soldi di un bando regionale, ma oggi gli strumenti veri sono altri.
E lo dimostra lo stesso atteggiamento dei commercianti: infatti il Comune avrebbe dovuto soltanto avviare il portale, che poi – come del resto è logico – doveva essere gestito direttamente dagli interessati attraverso Confcommercio.

Invece così non è avvenuto. E per di più la società che aveva creato il tutto è pure fallita…
Meglio dunque chiudere definitivamente il capitolo, senza “sprecare” nemmeno 3 euro e mezzo, no?

Il sito internet dei piccoli negozi ha abbassato la saracinesca virtuale (Il Giorno – 25 febbraio 2017)